C’è tempo ancora fino al 15 dicembre per correre a recuperare i capolavori di King Hu, il maestro cinese del cinema di arti marziali, in proiezione al cinema Lumiere di Bologna.

La retrospettiva che approda in Italia, prima del suo percorso europeo, annovera ancora un tris di pellicole misconosciute e di sicuro impatto visivo: il 13 dicembre alle 22.15, Raining the mountain (1979), storia di tre guerrieri a caccia d’un prezioso manoscritto all’interno di un monastero di montagna; mercoledì 14, alle 20, Dragon Inn (1967), ambientato per gran parte nella Locanda del Dragone situata in mezzo al nulla, dove dei malvagi eunuchi tentano di rapire i figli d’un ministro; giovedì 15 alle 20.45 gran  chiusura con Legend of the mountain (1979), tre ore dieci di movimento sinuoso e astratto dei protagonisti guerrieri con riferimenti al capostipite dell’arte di King Hu, Touch fo zen, nonché tracce di ghost stories del cinema e della letteratura cinese.

King Hu è nato a Pechino nel 1932 ed è morto prematuramente nel 1997. Ha vinto il Gran Premio della Commissione Tecnica al Festival di Cannes 1975 con il capolavoro Touch of Zen, ma solo da quel momento in avanti il talento del regista cinese si è rivelato all’Occidente.

Infatti dopo una robusta gavetta radiofonica, drammaturgica e infine scenografica e attoriale nel cinema negli anni Cinquanta, King Hu esordisce alla regia con il primo lungometraggio, prodotto dalla Shaw Brothers nel 1965, Come Drink with Me: grosso successo commerciale acclamato dalla critica. Così lascia la casa di produzione cinese e si trasferisce a Taiwan dove la Union Film Company lo assume come capo della produzione. Qui dirige Dragon Inn, un film di arti marziali che batte i record d’incassi e gli permette di far decollare l’ambiziosissimo Touch of Zen. Girato nell’arco di tre anni, in seguito a dispute con la Union viene completato a Hong Kong grazie alla ditta Golden Harvest, ma distribuito in due parti e tagliuzzato, viene accolto male da pubblico e critica.

Tra il 1977 e il 1978 gira in Corea un dittico del suo genere prediletto per la First Motion Picture Company, Raining in the Mountain e Legend of the Mountain, acclamato in vari festival internazionali. Nel ventennio successivo lavora a numerosi progetti rimasti incompiuti viaggiando tra Taiwan, Hong Kong, Cina e Hollywood. Nel 1981 dirige a Taiwan The Juvenizer, una commedia di costume d’ambientazione contemporanea, seguita dal dramma storico All the King’s Men (1982). Nel 1989 inizia a dirigere Swordsman, ma il produttore Tsui Hark riprende in mano il film e lo completa lui. Nel 1991 gira in Cina The Painted Skin. Stabilitosi a Hollywood tenta di realizzare un’epopea bellica. Muore a Taipei per un attacco cardiaco il 14 gennaio 1997.

Il suo cinema ha influenzato numerosi artisti taiwanesi e cinesi: Zhang Yimou, ad esempio, ne La foresta dei pugnali volanti e Ang Lee ne La tigre e il dragone prendono a prestito da Hu la leggerezza, la sensualità e la vivacità, Tsai Ming Liang gli rende invece un omaggio più accorato in Goodbye Dragon Inn.

Come ha scritto il critico e cinefilo Pierre Rissient: “King Hu è di gran lunga il numero uno a Hong Kong grazie a uno dei più bei film che abbia visto ultimamente: Touch of Zen, un’epopea di tre ore (…) I fantastici exploit fisici del film hanno un che di nietzschiano, gli elementi picareschi si fondono con quelli metafisici”.

d.t.

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