È prevista per venerdì 23 marzo la sosta di Sud, il Tour di Fiorella Mannoia sul palco del Paladozza di Bologna (inizio concerto ore 21), per presentare i 12 inediti di Sud, il suo nuovo album, uscito lo scorso 24 gennaio (Sony Music), dopo Ho imparato a sognare tour e Il tempo e l’armonia (2010).

Ad accompagnare il contralto più apprezzato della musica d’autore italiana ci saranno la sua band, dieci tra ballerini, percussionisti e coristi brasiliani del Projecto Axé e il cantante Frankie Hinrg che la Mannoia ha voluto accanto nell’interpretazione del brano Non è un film.

I biglietti non costano poco, 50 euro la platea, 40 la tribuna numerata, 25 le gradinate laterali, ma se la voce è quella che, lo dice Franco Battiato, “trafigge la memoria, evoca una sonorità antica, classica, regala le sensazioni che davano i versi del Leopardi o del Carducci quando si cercava di capire la vita attraverso la poesia”, allora si può fare.

Sud è l’ultimo titolo di un lungo elenco di inediti della cantante, il penultimo era stato Il movimento del Dare (2008), che si aggiunge a un palmares artistico lungo 44 anni durante i quali i più raffinati cantautori, tutti uomini, hanno composto per la sua voce e la sua intensità interpretativa quelli che oggi sono inni di rivendicazione e di orgoglio femminile.

“Io non posso cantare canzoni che non mi rappresentano –spiega la Mannoia-, a maggior ragione quando parlo in prima persona, della parte femminile. Ho sempre paura quando gli uomini scrivono in prima persona con le parole delle donne, perché temo che non riescano ad addentrarsi bene nel mondo femminile, che è complesso e molto difficile. È come se noi dovessimo scrivere una canzone pensando di parlare con le parole di un uomo. Quando questo succede, però, mi lascia senza parole”. E questo alla Mannoia è successo più volte, per lei Enrico Ruggeri ha scritto nel 1987 Quello che le donne non dicono, nel 1988 Ivano Fossati le regala Le notti di Maggio, Francesco De Gregori  Cuore di cane (1989) e Ligabue si cala nell’intimo e azzarda un riuscito bilancio sentimentale in Io posso dire la mia sugli uomini (2008).

Il suo debutto nello spettacolo è come stuntman, famose sono le sberle che la Mannoia si è presa al posto di Monica Vitti da Alberto Sordi durante il celebre litigio sulla spiaggia “Dì che non lo ami”, “sì che lo amo”  di Amore mio aiutami. E poi via libera al talento vocale-interpretativo che con diciassette album in studio e  tredici raccolte l’hanno convocata a voce titolare nell’olimpo della musica italiana.

Anche in Sud la cantante romana non si fa mancare special guest autorevoli; dallo storico amico Ivano Fossati, a Bungaro, dal rap Frankie Hinrg autore di Non è un film a Luca Barbarossa che firma Luce un brano sulla compassione che si apre con le parole dl palestinese Faisal Thaer.

Ma la vera novità del disco è il debutto di Fiorella Mannoia autrice di In viaggio “dove immagino le parole che avrei detto a mia figlia se mai ne avessi avuta una”, e Se solo mi guardassi. “ Questo è stato il primo testo che ho scritto in tutta la mia vita –spiega la cantante-, appena l’ho composto l’ho subito mandato a Fossati, perché solo di lui mi fido; non volevo cadere nella logica che quello che fai tu e ti sembra bello poi in realtà non lo è. Ivano mi ha subito incoraggiata e mi ha scritto la musica”.

Sud è un concept album senza ghirigori, un racconto di 12 tracklist omaggio al Sud Italia, con le musicalità di tutto il Mediterraneo, Oriente, Brasile che estendono la dedica a tutti i Sud del mondo; un album di riscatto concepito dopo aver letto Terroni di Pino Aprile e poi dedicato al Presidente del Burkina Faso Thomas Sankara assassinato nel 1987.

“Con le canzoni dell’album ho voluto raccontare tutto quello che la parola sud si porta dietro- conclude Fiorella Mannoia -: allegria, disperazione, nostalgia, malinconia, e non ultimo immigrazione. Perché tutto il sud del mondo ha un comune denominatore: è stato saccheggiato, derubato, tenuto lontano dal progresso e abbandonato a se stesso, il nostro sud compreso”.

A chiudere l’album c’è Torno al sud, la versione italiana di Vuelvo al sur di Astor Piazzolla e un omaggio a Napoli, che è la poesia Quanne vuò bene di Titina De Filippo, un brano che la famiglia De Filippo non aveva mai voluto dare a nessuno, se non a Fiorella Mannoia.

Per info: Studio’s 059 454772

di Elisa Ravaglia

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