FQ MAgazine

Perché imparare “il metodo scandinavo per tagliare, accatastare e scaldarsi con la legna” è cosa buona e giusta

"Norvergian Wood" non è solo un (bel) romanzo di Haruki Murakami (che forse sta spaccando legna dal giorno dell'assegnazione del Nobel per la Letteratura). E' anche il titolo di una canzone dei Beatles, che c'entra col libro di Murakami. E poi è un libro di Lars Mytting che ha venduto cinquecentomila copie, è diventato un format di successo ripreso da Netflix, ha ispirato contest fotografici

Teutoburgo, esce il nuovo lavoro di Valerio Massimo Manfredi: ecco perché il romanzo storico continua ad affascinarci

Dodici milioni di copie vendute, tradotto in più di quaranta lingue, è il signore del romanzo storico europeo: in questo nuovo libro racconta la rovinosa sconfitta dell’esercito romano consumatasi nel 9 d.C. ad opera dei Germani, nella foresta tristemente a ridosso del fiume Weser

Roberto Vecchioni: “Il Nobel a Dylan? Giusto. La “canzone d’arte” è alta letteratura. Fo e il menestrello di Duluth uniti dall’imperfezione”

“A parte pochi eccellenti difensori come Nanda Pivano, i critici letterari italiani non hanno mai considerato Guccini, Dalla o De Andrè all'altezza della poesia tradizionale. Eppure il cantautorato italiano è l'erede di quello francese dei Brel e dei Brassens...”, ha detto il professore a FQMagazine

Edward Hopper in mostra a Roma. Perché non ci si stanca mai del pittore statunitense

Fino al 12 febbraio 2017 è allestita al complesso del Vittoriano un'esposizione a che racconta il pittore statunitense: sessanta capolavori, realizzati tra il 1902 e il 1960, prestati eccezionalmente dal Whitney Museum di New York

Bob Dylan, perché sì: assegnargli il premio Nobel per la Letteratura è giusto. Ma non diventi un modo per riempire status su Facebook

La polemica di Domenico Naso
L'unico rischio possibilie è trasformare la sua vittoria in qualcosa di buono solo per i social. Perché il Nobel a Dylan è tutt'altro. Il Nobel a Dylan può e deve essere soprattutto il tributo all'autore di testi meravigliosi, zeppi di significato politico e sociale nella scia di una lunga tradizione letteraria americana che passa attraverso John Steinbeck e Jack Kerouac, T. S. Eliot e i poeti beat

Bob Dylan, perché no: assegnargli il Nobel per la Letteratura non è giusto. “Il premio nostalgia dato da un consesso di anziani hippies”

La polemica di Davide Turrini
Per carità, premettiamolo subito, non siamo a scrivere queste poche righe per creare polemica contro il valore universale del Dylan musicista ma se il tentativo dell’Accademia svedese è quello di un premio che converge su una figura “pop” la letteratura odierna, nei suoi differenti aspetti, ne propone a decine e in ogni latitudine con milioni di lettori e seguaci

Dario Fo: “Per fortuna che in scena c’era Franca”

Da NUOVO MANUALE MINIMO DELL’ATTORE di Dario Fo e Franca Rame - Chiarelettere, Milano 2015

Dario Fo e Franca Rame, una delle storie d’amore più belle del Novecento. Irripetibile, moderna fino all’ultimo, assoluta

“Dio... era meravigliosa: bellissima, affascinante, spiritosa”. Così il premio Nobel, giusto pochi mesi fa in occasione del suo novantesimo compleanno, in un'intervista a Silvia Truzzi per Il Fatto Quotidiano. Ogni volta che parlava di Franca Rame, si illuminava di una luce abbagliante e nostalgica. Sentiva la mancanza della moglie in modo lancinante, perché per oltre sessant'anni erano stati insieme

Dario Fo, addio al meraviglioso giullare che reinventò la parola teatrale per sbeffeggiare i potenti

Mescolando cultura popolare, misteri medioevali e parabole evangeliche in un perfetto guazzabuglio di lingue padane e grammelot, l'attore drammaturgo e poeta diede vita a un racconto in cui la commedia dell’arte fiancheggia feconda la satira e irride il potere e le ipocrisie della religione. Dagli esordi nel 1954 al Nobel per la Letteratura nel 1997, con la compagna di sempre Franca Rame pose le basi per il teatro di narrazione dei Paolini, Baliani e Celestini: “Se hai campato bene - disse - la morte è la giusta conclusione della vita”
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Il Nullafacente, i veri infelici siamo noi consumisti
Quattordici domande brevi da leggere nel tempo di un caffè: risponde Ottavia Piccolo

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