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Gianluigi Paragone Gianluigi Paragone

Gianluigi Paragone

Senatore M5s, giornalista

Mi piace cambiare. L’ultima strada che ho intrapreso mi ha portato al Senato con il Movimento Cinquestelle. L’ho fatto perché ho l’illusione che certe ingiustizie si possano ancora raddrizzare e che un certo Potere non debba vincere come vorrebbe. Entro nelle Istituzioni con lo spirito del cronista. Perché in fondo tale resto. Dopo Prealpina, Rete55, AdnKronos, Padania, Libero e Rai, sono arrivato a La7. Per oltre due anni, ogni sera, con la fantastica e imprevedibile Mara Maionchi abbiamo inventato e animato la Giungla di Radio 105.

Non ho paura delle sfide, nel senso che non mi fanno uscire di testa se vanno bene e non mi abbattono se vanno male. Per chi è stato scout è normale.
Adoro la musica, non potrei vivere senza. Bruce su tutti. In Italia Vasco e Bennato.
Mi piace il calcio. Il basket forse di più.
Ho indossato la giacca e la cravatta. Coi jeans e l’orecchino sto decisamente più a mio agio. Ma mi dicono che in Senato bisogna rimettersi in giacca e cravatta.
Non voglio essere credibile. Voglio essere creduto. Se la gente capisce che sei libero ti dà retta.
Non ho in tasca nessuna soluzione, ma mi appassiono per le idee che monto. Qualcuna l’ho dovuta smontare perché non reggeva alla prova dei fatti. Mi sento un ribelle… per Costituzione.

Con la politica sono in pari: mi ha messo in Rai come vicedirettore, ha brigato per levarmi. Ho agevolato loro il compito e me ne sono andato. Da vincitore: lasciare un contratto a tempo indeterminato non è da tutti.

In poche parole, non ho più debiti con il Palazzo. Nemmeno adesso che ci sono dentro. Da eretico.

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