C'è anche chi pubblica centinaia di libri con l'AI - 3/3
Durante la sua indagine, la giornalista ha intervistato anche Bill Johns, un pensionato del Maryland che utilizza apertamente l’intelligenza artificiale per produrre libri. Johns racconta di aver iniziato due anni fa e di avere oggi centinaia di titoli in vendita. Il suo primo volume, dedicato alla storia dell’hacking, gli è costato solo poche settimane di lavoro e una ventina di dollari per utilizzare ChatGPT: “Quasi tutti quelli che conosco dicono di voler scrivere un libro. È un’idea molto romantica quella di sedersi e faticare, pagina dopo pagina e paragrafo dopo paragrafo, ma non ha senso dal punto di vista economico”. Pur ammettendo che molti dei suoi libri non vendono nemmeno una copia, Johns sostiene di riuscire comunque a guadagnare grazie all’elevato numero di pubblicazioni. Guardando la biografia dedicata a Kashmir Hill ha osservato: “Non c’è molto contenuto qui dentro. Potrei finirlo entro mezzogiorno”.
Resta però aperta una questione, ovvero in che modo devono essere informati i lettori quando un libro è stato creato con l’intelligenza artificiale. L’Authors Guild chiede ad Amazon dal 2023 di inserire un’indicazione chiara sui volumi realizzati con l’AI. Secondo Mary Rasenberger, responsabile dell’associazione, la piattaforma sarebbe ancora cauta perché teme di penalizzare gli autori che dichiarano di aver usato questi strumenti, lasciando invece un vantaggio a chi non lo comunica. Negli ultimi mesi Amazon è già intervenuta in alcuni casi, rimuovendo libri generati con l’AI dopo le polemiche. Tra questi anche una controversa biografia dedicata a Charlie Kirk, criticata per i contenuti pubblicati.