La Terra dei Fuochi: la storia di un delitto annunciato - 2/2
Tutto comincia negli Anni 80 e 90, quando i clan della Camorra, in primis i Casalesi, capiscono che i rifiuti industriali del Nord Italia valgono più dell’eroina, con rischi molto minori. Le aziende del Settentrione pagano poco per liberarsi di scarti chimici, fanghi industriali, rifiuti speciali. La camorra li smaltisce dove capita: nei campi, nelle cave, sotto i terreni coltivati. Un’economia sommersa che per anni nessuno vuole vedere.
Nel 1997 il pentito Carmine Schiavone racconta tutto davanti alla Commissione parlamentare Ecomafie: sversamenti, sepolture di fusti, persino la possibilità di scorie radioattive interrate. Quella testimonianza resta secretata per anni, resa pubblica solo nel 2013 dopo pressioni di stampa e comitati civici. Sedici anni di silenzio, mentre la terra continuava ad ammalarsi.
L’espressione “Terra dei Fuochi” nasce dai dossier di Legambiente sull’ecomafia e si diffonde negli anni Duemila, quando i roghi di rifiuti (copertoni, plastiche, scarti tessili) diventano un rito quotidiano visibile a chilometri di distanza. Nel frattempo gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità, in particolare il progetto Sentieri, cominciano a registrare un eccesso di mortalità per tumori nei comuni dell’area. I numeri restano oggetto di dibattito scientifico, ma il sospetto diventa certezza sociale: qui si muore di più, e si muore diversamente.
A dare voce alla rabbia sono soprattutto le associazioni di cittadini, su tutte il movimento delle “Mamme di Caserta”, che portano il tema fuori dai confini regionali. Nel 2013 lo Stato risponde con un decreto legge che introduce il reato di combustione illecita di rifiuti e avvia mappature e bonifiche. Sulla carta, una svolta. Nella pratica, i roghi non si fermano: cambiano forma, si spostano, si adattano ai controlli.
Oggi la Terra dei Fuochi non è più solo un caso giudiziario, è diventata sinonimo internazionale di ecomafia. Le bonifiche procedono a rilento, i processi si trascinano, e nei paesi tra Napoli e Caserta i comitati continuano a chiedere quello che ancora manca: verità, dati sanitari trasparenti e terra restituita pulita a chi ci vive.