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Ilva, Urso parla al Senato ma l’aula è deserta: solo 30 parlamentari presenti, appena 9 della maggioranza

L'informativa del ministro delle Imprese sulla più grande vertenza italiana non interessa quasi a nessuno. De Palma: "Inaccettabile, il vuoto è un danno per lavoratori e democrazia"
Ilva, Urso parla al Senato ma l’aula è deserta: solo 30 parlamentari presenti, appena 9 della maggioranza
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È una delle vertenze italiane più importanti, non fosse altro perché coinvolge circa 20mila lavoratori tra diretti e indiretti oltre a rappresentare l’industria chiave per intere filiere che vivono di acciaio. Eppure, nonostante il momento critico, in Parlamento sembra non interessare a molti. Anzi, a nessuno o giù di lì. Quando giovedì mattina il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è arrivato al Senato per la sua informativa su Ilva, l’aula di Palazzo Madama era pressoché deserta. Gli scranni sono rimasti quasi vuoti in ogni area dell’emiciclo.

Erano presenti una trentina di parlamentari, appena 9 della maggioranza. Solo due di Fratelli d’Italia, il partito del ministro. A documentare lo scenario è stato il senatore del Pd Filippo Sensi con uno scatto postato sui suoi social: “Giovedì mattina. Non sabato. Informativa del ministro Urso. Su Ilva. Non un nonnulla – ha scritto – Due senatori due di Fratelli d’Italia ad ascoltare il ministro, peraltro del loro partito. Gli altri avranno judo. O c’è il referendum. Non so. Nove senatori della maggioranza in tutto in aula. Sarebbero centoventi”.

Come detto, la partecipazione è scarsa anche tra gli scranni dell’opposizione. Dove, oltre a Sensi, sedevano una ventina di senatori, tra i quali Marco Lombardo e Annarita Furlan, rispettivamente di Azione e Italia Viva, e la pentastellata Sabrina Licheri. Una scena desolante, nonostante a fine agosto dello scorso anno il fronte parlamentare sia stato investito del problema anche dai sindacati con un incontro apposito. E proprio i metalmeccanici si sono fatti sentire: “Il vuoto di questa foto è un danno per i lavoratori ma anche per la democrazia. Noi non ci arrendiamo”, ha scritto sui suoi social il segretario generale della Fiom Michele De Palma rilanciando la foto di Sensi.

“La Repubblica fondata sul lavoro? In Senato il ministro Urso parla della più grande vertenza europea: l’ex Ilva. Ne parla dopo due morti in fabbrica. Ne parla mentre tutto sta collassando. Non sono un populista, so che ci sono momenti in cui i parlamentari sono a fare altre cose importanti ma oggi si discuteva di Ilva. La democrazia è svuotata. Tocca ai lavoratori riempirla. Noi non ci fermiamo per la salute, l’occupazione, la decarbonizzazione”, ha continuato De Palma definendo “inaccettabile che tutte le forze politiche lascino i banchi vuoti”.

Tra l’altro, l’informativa di Urso arriva in un momento delicatissimo per l’acciaieria, ferma a 2 milioni di tonnellate di acciaio prodotte. Il governo ha urgenza di uscire dalla gestione commissariale decisa da Urso, altrimenti la Commissione Europea non darà l’ok al prestito ponte da 369 milioni di euro. L’iniezione di soldi pubblici è vincolata alla vendita ed è vitale per il funzionamento della fabbrica, che perde oltre 50 milioni di euro al mese e attualmente ha 4.500 persone in cassa integrazione per tentare di limitare i costi di gestione. Proprio nelle scorse ore, come annunciato dal ministro in Aula, ha mostrato interesse verso il dossier il gigante indiano dell’acciaio Jindal. Ora spetterà ai commissari valutare la portata dell’offerta e compararla con quella di Flacks Group, con il quale il governo sta negoziando in esclusiva tra mille dubbi legati alla solidità finanziaria del gruppo e sulla capacità industriale di un gruppo che non ha mai operato nel campo della siderurgia.

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