IL TERRORE DI MICHAEL JACKSON: “VOGLIONO UCCIDERMI” - 10/11
Strano ma vero. Eppure è successo. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che a quindici anni di distanza dalla sua morte, avvenuta il 25 giugno 2009, il nome del re del pop Michael Jackson potesse essere associato a Puff Daddy. È diventata, nuovamente virale, l’ultima telefonata che l’autore di “Man In The Mirror” avrebbe fatto al suo manager o, secondo alcuni fan, a un ex agente della polizia federale il signor Connors. Il video sarebbe stato fatto circolare dall’FBI. “Non so se dovrei dirtelo – dice l’artista -, ma non so chi mi potrebbe ascoltare c’è un gruppo di persone che si vogliono liberare di me, non mi vogliono più quui. Non posso parlarne al telefono, Non so… Cosa succederà ma sento che con tutta l’anima solo Dio sa potrebbero spararmi potrebbero accoltellarmi, potrebbero incastrarmi e dire che sono andato in overdose”. E in effetti, fa anche abbastanza impressione la casualità, il cantautore si è spento a causa di un arresto cardiaco dovuto a un’intossicazione acuta da propofol e benzodiazepine.
@arianagrandebuterag7 It was his last phone call before his death | #michaeljackson #industry ♬ She Knows – J. Cole
Ma dunque perché Jacko sarebbe stato nel mirino di Daddy? L‘artista aveva iniziato una controversia legale contro la Sony Music e anche la Universal, quando il presidente era molto amico del magnate dell’hip-hop. Altra “coincidenza” è che il capo della sicurezza di Jackson, Faheen Muhammad, è stato dei primi a vedere il corpo di Jackson, dopo il medico Conrad Murray. Muhammad successivamente diventerà il capo della sicurezza di Puff Daddy. Dunque Jackson nel tentativo di scardinare il sistema musicale americano avrebbe “disturbato” alcuni amici vicino anche a Daddy. Da qui il tragico epilogo e i tentativi postumi di infangare la sua memoria, al netto dei processi sulle presunte molestie sessuali.