Un migliaio di studenti, medi e universitari, insieme a una rappresentanza dei ricercatori, ha manifestato a Roma – così come in tante altre città italiane – dal Circo Massimo fino alla sede del (neo ribattezzato dal governo Meloni) ministero dell’Istruzione e del Merito, per contestare la linea dell’esecutivo. “Merito? Questa è soltanto propaganda, il governo manda un messaggio a chi vuole un’istruzione e una scuola elitaria, a favore di chi già ce la fa e contro chi rimane indietro”, spiegano gli studenti. E ancora: “Non si può parlare di merito se non ci sono le stesse condizioni di partenza e non tutti hanno gli stessi diritti e strumenti”, si contesta.
“Quale merito”, è stato lo stesso striscione che ha aperto il corteo della Capitale: a chiedere maggiori fondi per la scuola pubblica e per l’edilizia universitaria, l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, la cancellazione della parola ‘Merito’ dalla dicitura del nuovo ministero e più investimenti sul diritto allo studio, sono scese in piazza le sigle Link, la Rete degli Studenti medi, collettivi autonomi, Osa. Tra le diverse scuole il Visconti, Machiavelli, Augusto, Plinio, Cavour e Socrate, mentre il Tasso ha deciso di rimanere in occupazione. “Questa è la piazza dei discriminati”, hanno ripetuto i giovani che, accompagnati dalle note di Bella Ciao, si sono diretti verso il ministero.
Tra gli slogan, anche “di scuola-lavoro non si può morire” e “fuori le imprese dalle università”. “Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dovrebbe riceverci, ma non lo fa. Da anni parliamo con i tecnici, ma vorremmo un’interlocuzione politica”, hanno spiegato. “Serve una scuola inclusiva, che lavori alla riduzione delle diseguaglianze“, c’è chi ha rilanciato. E ancora, c’è chi ha ricordato le discriminazioni subite dagli studenti Lgbt+, dopo il caso al liceo Cavour, dove un docente ha rifiutato il compito di uno studente transgender, nonostante avesse il diritto alla carriera alias (un profilo alternativo sul registro di classe e sui documenti scolastici che prevede per i ragazzi transgender l’uso del nome scelto, anziché di quello anagrafico, ndr). “Purtroppo non sono casi isolati, per quanto le scuole tentino sforzi di inclusione, poi singoli docenti non sono in grado di comprendere le differenze e continuano a discriminare, questo è inaccettabile”. Rivendicazioni, quelle rilanciate dagli studenti, che faticano a trovare però un interlocutore politico: “Non ci rappresenta nessuno, né il governo Meloni né il Pd e il centrosinistra”, c’è chi ha attaccato, soprattutto tra gli studenti dei collettivi autonomi e della sigla Osa.
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Roma, la protesta dei ricercatori precari al ministero dell’Università: “Senza risorse e interventi, in 5mila rischiano di restare a casa”

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