Il Pd deve risolvere il fattore C. C come Casini, nel senso di Pier Ferdinando, da quasi quarant’anni in Parlamento pronto a correre per l’undicesima legislatura. Problema: 20 circoli locali dei dem in Emilia hanno già fatto sapere di non voler essere costretti a votare l’ex presidente della Camera, che già nel 2018 era stato candidato da Matteo Renzi a Bologna. Secondo il Corriere della Sera, comunque, Enrico Letta sarebbe intenzionato a candidare l’ex leader dell’Udc sotto le due torri. E’ anche di questo che si discuterà nella direzione del Pd, convocata il giorno di Ferragosto proprio per sciogliere il nodo delle liste in vista delle elezioni del 25 settembre prossimo. Una discussione che si preannuncia tutt’altro che semplice: molto difficile mettere d’accordo le varie tribù del Partito democratico.

I partiti hanno tempo fino a lunedì 22 agosto per presentare i nomi dei candidati. E tra i dem, spiega il quotidiano di via Solferino, sono parecchi i pezzi di puzzle che devono andare al loro posto, tra le consuete lotte intestine. A cominciare dal collegio del Senato di Roma 1: chi sarà il candidato del centrosinistra che sfiderà il “traditore” Carlo Calenda? Potrebbe essere Emma Bonino, mentre secondo Repubblica alla Camera i dem schiereranno Paolo Ciani, vicino a Sant’ Egidio. Nicola Zingaretti guiderà la lista del proporzionale. E’ fuori dalla Capitale, però, che cominciano i problemi seri. Secondo il Corriere i dirigenti locali della Toscana non hanno gradito il fatto che il Nazareno starebbe pensando di paracadutare nella loro Regione i leader alleati Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Roberto Speranza e Benedetto Della Vedova. Per il segretario di + Europa, invece, Repubblica parla di una candidatura in Lombardia, dove dovrebbe correre anche Susanna Camusso, ex segretaria generale della Cgil. Smentita, per il momento, la candidatura di Marco Bentivogli, ex segretario della Fim Cisl, coi dem. E se in Emilia Romagna c’è il nodo Casini, l’aut aut di Stefano Bonaccini ha comunque allontanato i paracadutati: Piero Fassino dovrebbe correre nella sua Torino mentre Dario Franceschini andrebbe in Campania. In questo modo al fianco di alcune esponenti della sinistra in Regione (da Elly Schlein a Valentina Cuppi, sindaca di Marzabotto) i dem emiliani potrebbero schierare anche Enza Rando, vice presidente di Libera, e Oiudad Bakkali, vice segretaria regionale. Carlo Cottarelli sarà candidato a Milano, dove potrebbe sfidare Giulio Tremonti all’uninominale. Infine un posto in lista utile all’elezione potrebbe essere riservato Caterina Cerroni, segretaria dei Giovani democratici.

Alla chiusura degli elenchi, in ogni caso, manca ancora una settimana abbondante. Logico dunque che imperversino rumors e anticipazioni, spesso smentite. Hanno negato di volersi candidare – rispettivamente con Azione e con Fdi – l’ex sindacalista Cisl Raffaele Bonanni e la giovane direttrice d’orchestra Beatrice Venezi. Nessuna smentita, invece, per il momento da Federico Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale Antimafia che sarebbe uno dei nomi scelti personalmente da Giuseppe Conte per il listino del Movimento 5 stelle. Un altro possibile candidato dei 5 stelle è Dario Vassallo, fratello di Angelo, sindaco di Pollica del Pd, ucciso nel 2010. A livello di collegi, invece, sia Corriere che Repubblica sostengono che Conte potrebbe candidarsi in Campania per sfidare e battere Luigi Di Maio nella sua regione. Tra quelli che hannno seguito il ministro degli Esteri nella scissione, sempre secondo Repubblica, sperano in un uninominale concesso dal centrosinistra Vincenzo Spadafora (in Campania), Laura Castelli (in Piemonte) e Lucia Azzolina, in Piemonte o in Sicilia. A proposito di piccoli partiti: sia Matteo Renzi che Carlo Calenda si candideranno al Senato. Secondo il Messaggero il leader d’Italia viva guiderà le liste proporzionali in Toscana, Lombardia, Campania, Puglia, mentre quello di Azione in Lazio, in Veneto, in Emilia Romagna, in Sicilia e in Piemonte.

Nella Lega, invece, tiene banco la questione della possibile ricandidatura di Umberto Bossi. Il senatur, come fa notare La Stampa, sarebbe un traino per recuperare voti nelle Regioni del Nord. Gravi problemi di salute, però, gli consentono ormai una mobilità ridotta. Senza considerare che Bossi è in Parlamento dal 1987: 35 anni e nove legislature consecutive. Matteo Salvini, intanto, vorrebbe rinfrescare il partito, pescando anche fuori dalla politica, ma ovviamente non troppo lontano dagli ambienti legati al Carroccio. In questo senso un posto in lista potrebbe essere offerto all’opinionista Annalisa Chirico, akl’attrice Hoara Borselli, alla giornalista Maria Giovanna Maglie, all’ex pallavolista Luigi Mastrangelo. In Forza Italia spazio ovviamente per Marta Fascina, la compagna di Silvio Berlusconi, ma potrebbe trovare un posto in lista anche Paolo Damilano, ex candidato sindaco del centrodestra a Torino che si è allontananto dalla Lega. In Veneto Fdi non dovrebbe candidare l’assessora Elena Donazzan , mentre in Sicilia potrebbe schierare Nello Musumeci, che si è dimesso da governatore con tre mesi di anticipo per agevolare l’election day.

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