Come può una donna dimenticare gli abusi sessuali subiti tempo addietro, magari quando era bambina? Molti, davanti a denunce avvenute dopo anni, se lo chiedono, per legittima curiosità o per mettere in dubbio la genuinità del dolore e delle accuse.

Alla domanda ha risposto il professore Vincenzo Mastronardi, criminologo, psicoterapeuta e docente universitario, nel corso della conferenza stampa di presentazione del cortometraggio Dietro la porta avvenuta martedì a Roma presso il Senato della Repubblica, con la senatrice Cinzia Leone, il regista Walter Croce, il giornalista Paolo Di Mizio, l’autrice Claudia Saba e il cast.

Il professore ha spiegato che “la rimozione è un’anestesia affettiva che la persona non può fare a meno di mettere in atto nel momento in cui sente che c’è una sofferenza enorme”. Mastronardi, che da quarant’anni si occupa di donne vittime di violenze, ha partecipato alla preparazione del film che segue proprio il recupero, tramite ipnosi, della memoria delle violenze sessuali e poi anche fisiche subite dalla protagonista, la scrittrice Claudia Saba, nella versione cinematografica Sara. La psicoterapeuta è interpretata da una magnifica Barbara De Rossi, che è anche Presidente dell’Associazione “Salvamamme”.

Il professor Mastronardi ha spiegato che, anche quando non rimuove, la donna non va a denunciare perché teme che vi siano ulteriori maltrattamenti ai figli e a se stessa: “Teme per la sua stessa vita”.

“In collaborazione con la Polizia di Stato – ha detto – ci stiamo occupando di quantificare il numero oscuro” che è quello delle violenze che non vengono denunciate. L’idea è applicare alle donne vittime di violenza la tecnica messa in atto anni fa sui bambini maltrattati vedendo che tornavano al pronto soccorso ripetutamente, sempre con una spiegazione che cercava di mascherare l’esistenza di un abusatore. La ricerca ha rilevato il numero di volte in cui ogni bambino arrivava al pronto soccorso, a che intervalli di tempo e se eventualmente veniva messo in atto un cambio di ospedale per depistare. Lo psicoterapeuta ha evidenziato che non vi sono solo le violenze sessuali e fisiche, ma anche quelle economiche ed emozionali che vengono perpetrate assumendo il controllo della persona.

Da ricerche Istat emerge che gli autori di femminicidio e stalking sono in prevalenza italiani, hanno tra i 35 e i 54 anni e sono per lo più in un rapporto di coppia stabile. Gli atti estremi sono preceduti da liti frequenti o sono reazioni alla volontà della vittima di lasciare l’autore della violenza.

“Non è un fatto di passionalità ma un fatto di possesso” ha detto il professore, che ha narrato il caso di un uomo che aveva commesso femminicidio e dopo 21 anni di carcere era uscito e aveva ucciso anche la seconda compagna. Tuttavia, come emerge dal film, il problema non sono solo gli autori diretti delle violenze, ma pure chi diventa complice rifiutando ogni responsabilità anche in caso di richiesta di aiuto da parte della vittima, come la madre della protagonista nel film. “Mi hanno sempre detto – dice oggi Claudia Saba – che dire la verità fa male. Soprattutto a chi vuol bene al violento. Ma il silenzio aiuta sempre il male”.

“La violenza è anche questa. Pensare che il silenzio aggiusti tutto e tutto passi. Ma la violenza non passa, non si aggiusta mai da sola – soggiunge l’autrice, che denuncia: “La violenza non si esprime soltanto tra le mura di casa. La violenza è annidata anche fuori, tra i cuori della gente che sa, che vede, ma gira la testa dall’altra parte”. Per la senatrice Leone, vicepresidente della Commissione parlamentare contro il femminicidio e la violenza di genere: “Siamo tutti chiamati a intervenire, a dare il nostro contributo a qualsiasi livello” e occorre fare cultura sul tema. Ancora commossa per la storia di Sara, che peraltro ha coinvolto emotivamente tutti i partecipanti alla prima proiezione, la senatrice si è detta colpita dalla “forza di questa donna che crede in se stessa”. A suo avviso questo cortometraggio “è un ottimo strumento di sensibilizzazione al rispetto di genere, veicolando un messaggio che porta all’autodeterminazione le donne”.

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