Inizio mattinata rovente per il gas con quotazioni che ad Amsterdam, mercato di riferimento per il mercato europeo, hanno superato i 175 euro al megawatt/ora (+ 7%) salvo pori ritracciare fino a 165 euro, comunque al di sopra della chiusura di ieri. I prezzi dei contratti per le consegne a scadenze più lunghe (da settembre in poi) sono inchiodati in zona 170 euro, a significare che gli investitori non si attendono prossime riduzioni delle quotazioni. In forte discesa viceversa i prezzi del petrolio, calati del 6% a 103 dollari/barile, spinti al ribasso dai timori di recessione e quindi calo della domanda. Il colosso tedesco Uniper, primo cliente del gigante russo Gazprom, è in trattative con il governo tedesco per un piano di salvataggio da 9 miliardi di euro che contempla anche la possibilità che Berlino entri nell’azionariato e che venga consentito all’operatore di alzare i prezzi per i consumatori in deroga ai contratti.

Uniper è alle prese con il calo dei flussi dalla Russia (oggi riceve il 40% del gas concordato) e dovendo reperire il combustibile da altri fornitori a costi elevatissimi vede le sue finanze deteriorarsi rapidamente. Dopo aver praticamente dimezzato il loro valore nell’ultimo mese le azioni Uniper guadagnano stamane in borsa il 9%. Il governo tedesco ha avvisato che la crisi del gas potrebbe causare un’ondata di fallimenti nel settore. Il prossimo 11 luglio verrà chiuso per dieci giorni il gasdotto Nord Stream 1 che collega Russia e Germania con una capacità di 30 miliardi di metri cubi/anno, ufficialmente per manutenzione. Alcuni osservatori temono che questo possa essere il fattore che farà deflagrare la crisi.

Nell’ultimo anno e mezzo i prezzi europei del gas sono aumentati di 8 volte. Nelle ultime settimane sul mercato ha inciso anche la chiusura per un guasto del terminale statunitense di Freeport da dove parte il gas liquefatto destinato all’Europa. Lo stop ha spinto ulteriormente al rialzo le quotazioni europee ma ha ridotto i prezzi negli Stati Uniti. Nel frattempo il gruppo norvegese Equinor ha avviato la sospensione dei lavori in tre dei suoi giacimenti dopo che i dipendenti del gruppo sono scesi in sciopero. Lo stop ridurre la produzione di 4.500 metric cubi di gas al giorno. 27mila barili di petrolio equivalenti.

Questi problemi si verificano mentre tutti i paesi europei stanno cercando di aumentare il più rapidamente possibile il livello delle loro riserve in vista del prossimo inverno. Una corsa contro il tempo con la spada di Damocle dello stop completo al gas russo che pende. In Germania il livello di riempimento degli stoccaggi è del 62%, in Italia siamo al 60%, la media europea è del 59%. Per garantirsi un inverno discretamente sicruo serve arrivare al 90% entro l’autunno. L’Algeria, altro grande fornitore europeo di gas, dell’Italia in particolare, fiuta l’aria. La compagnia statale algerina Sonatrach ha annunciato di voler aumentare i prezzi del gas e massimizzare i profitti. Complice la fuga dalle forniture di Mosca, “l’incremento delle esportazioni algerine di idrocarburi è stato del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”, ha detto l’ad del gruppo Toufik Hekkar. L’aumento del prezzo, per ora, non dovrebbe riguardare l’Italia, che ha appena chiuso un accordo con Algeri per l’aumento di forniture e siglato nuovi contratti tra Eni e la stessa Sonatrach. Prima dell’inizio della guerre in Ucraina l’Italia importava dalla Russia circa il 40% del gas utilizzato, la Germania oltre il 50%.

“La Commissione europea sta lavorando ad una riforma del sistema dei prezzi dell’energia”, lo ha confermato stamane ai microfoni della tv francese Bfm la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager. “Stiamo analizzando se sia possibile un calcolo diverso (tra i prezzi del gas e delle altre energie) per moderare questo mercato finché durerà la crisi” della guerra in Ucraina, ha spiegato la commissaria ricordando tuttavia come, il sistema di indicizzazione usato finora, prima della guerra “sia stato vantaggioso” per l’Europa.

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