Dalla sottosegretaria leghista al ministero per la Transizione ecologica Vannia Gava, fino a esponenti di Forza Italia e del Partito democratico, ma non solo. Senza contare qualche assente dell’ultima ora, come Carlo Calenda di Azione. Al convegno pro nucleare organizzato a pochi passi dalla Camera dei deputati, al Capranichetta, da parte dell’Associazione italiana nucleare, un fronte politico eterogeneo è tornato a rivendicare la necessità di tornare verso la produzione di energia nucleare in Italia, a una settimana di distanza dal contestato annuncio da parte del vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, che aveva chiarito come “la Commissione adotterà una tassonomia che copre anche il nucleare e il gas. Una posizione che era stata accolta con soddisfazione da parte del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani: “Mai dire no a priori, bisogna studiare”, aveva commentato, dopo le polemiche passate sul presunto (e al momento inesistente) nucleare di quarta generazione, già oggetto di scontro anche con il M5s.
I due referendum e la bocciatura degli italiani? “Erano su un altro tipo di tecnologia, oggi non possiamo bendarci gli occhi e restare fuori”, è stata la difesa, nel corso del convegno, dell’Associazione italiana nucleare, chiedendo alla politica un cambio di rotta. E se il sostegno della Lega di Matteo Salvini è noto, è stata la sottosegretaria leghista al Mite Vannia Gava a rilanciare l’atomo: “Non dobbiamo aver paura di parlarne, se vogliamo arrivare agli obiettivi della decarbonizzazione nel 2050 non possiamo a priori escludere alcuna tecnologia”. Le ha fatto eco la forzista Erica Mazzetti: “Basta con le ideologie sciocche e con un ambientalismo che non ha più senso in un paese civile”, ha attaccato. Per il Pd, invece, è stato il responsabile economico Antonio Misiani a partecipare: “Sono oggi qui perché credo che discutere di questo tema non possa essere un tabù”, ha spiegato. Per poi però precisare di “non ritenere che il nucleare possa svolgere un ruolo decisivo per la Transizione ecologica” e che invece serva insistere sulle rinnovabili. Tradotto, ha precisato Misiani, al di là della partecipazione alla conferenza, la linea dei democratici non cambia: “Oggi il nucleare non è un’opzione“.
A protestare, fuori dal Capranichetta, a Montecitorio c’era invece Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde: “Inaccettabile, si sta sdoganando qualcosa che è in contrapposizione con le rinnovabili, al quale il nucleare toglie risorse. Tutto per foraggiare un’industria nucleare fortemente indebitata”. Per poi tornare ad attaccare Cingolani, nei confronti del quale da tempo la stessa Europa Verde chiede le dimissioni: “Ha promosso il nucleare dentro la tassonomia verde Ue, andando contro alcuni paesi come Germania e Spagna con i quali l’Italia avrebbe dovuto invece fare fronte comune. Scandaloso che non ci sia oggi alcuna opposizione”, ha attaccato Bonelli. E ancora: “Per quale motivo fondi pubblici dovrebbero finanziare una tecnologia obsoleta, costosa e pericolosa. Oggi non esiste alcun reattore di nuova generazione, quelli evocati come sicuri da qualche benpensante, che sia stato terminato. In Francia quello di Flamanville ha visto crescere i costi da 3 a 19 miliardi di euro e non è ancora completato”, ha concluso. Per poi fare appello a quei partiti presenti in Parlamento che sostennero l’ultimo referendum contro il nucleare: “Mi aspetto almeno da loro una reazione”.

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