Economia & Lobby

Nel 2019 evasione fiscale sotto i 100 miliardi di euro. Bene Iva e Ires. Ma salgono i contributi non versati dai datori di lavoro

Nuovi dati del Mef, l'evaso Iva scende in 5 anni di quasi 8 miliardi di euro. Per le dichiarazioni dei redditi dei lavoratori autonomi i livelli di evasione restano estremamente elevati. Chi lavora in nero guadagna circa la metà di un occupato regolare. Alessandro Santoro: "Nel Pnrr obiettivi di contrasto all'evasione molto ambiziosi"

Nel 2019 il totale di imposte e contributi evasi è sceso per la prima volta al di sotto dei 100 miliardi di euro, attestandosi per la precisione a 99,2 miliardi. È quanto emerge dai dati relativi al quinquennio 2014-2019 elaborati dal ministero dell’Economia sulla base delle rilevazioni Istat. La discesa è iniziata dal 2017 quando il valore dell’evaso superava i 107 miliardi. Nel 2018 si è attestato a 102 miliardi, l’anno successivo il nuovo calo di 3 miliardi. La flessione è dovuta principalmente alla diminuzione dei mancanti pagamenti Iva, che rimane comunque in valori assoluti il tributo più evaso insieme all’Irpef da lavoro autonomo. Il “tax gap” Iva (la differenza tra quanto e quello che viene effettivamente pagato) scende in un anno da 31,8 a 27,8 miliardi di euro. Nell’arco del quinquennio, più significativo poiché esclude le particolarità delle singole annate, migliora in maniera significativa la situazione di Iva ed Ires (l’imposta sui profitti delle aziende). Il gap di quest’ultima scende da 10,5 a 8,7 miliardi.

Notizie poco incoraggianti dal lato delle imprese. Sono infatti risultati in aumento i contributi non versati dai datori di lavoro, cresciuti solo lo scorso anno di 402 milioni di euro superando così i 9,7 miliardi di euro. Rispetto al 2014 l’incremento del non versato è di quasi 1,3 miliardi. L’imposta che registra la più alta propensione all’evasione resta l’Irpef dei lavoratori autonomi. Il “non pagato” vale infatti il 69% del dovuto. Alta (e in aumento) anche la ” propensione al gap” per le tasse sugli utili aziendali salita nel 2019 al 23,6%. Imu e Tasi registrano entrambe quote del 25%.

Come sottolinea a Ilfattoquotidiano.it il presidente della Commissione che ha redatto il rapporto, Alessandro Santoro, il documento ha una grande importanza poiché fissa i numeri che fanno da riferimento per gli obiettivi di contrasto a evasione e sommerso contenuti nel Pnrr che saranno vincolanti per qualsiasi governo. Il piano italiano di ripresa e resilienza prevede infatti che l’incidenza complessiva della “propensione al gap” del scenda dall’attuale 18,5% al 17,6% entro il 2023 per poi collocarsi al 15,8% l’anno seguente. Obiettivi molto ambiziosi secondo Santoro, ma non irraggiungibile. Il presidente ricorda inoltre come il recupero dell’evasione (la propensione si collocava al 22,1% nel 2014) abbia consentito di finanziare circa la metà della riforma Irpef all’esame del parlamento e come l’obiettivo del Pnrr significherà ridurre il tax gap da qui al 2024 in una misura pari a quanto fatto nei 5 anni precedenti, e quindi reperire altri 7 miliardi di euro.

Il valore dell’economia sommersa viene stimato in 183 miliardi di euro, in discesa dai 190 miliardi del 2018 e dai 194 del 2017. L’incidenza sul Prodotto interno lordo è indicata all’11,4%. Per il 5,9% derivante da sotto dichiarazioni e per il 4,9% da lavoro in nero (il rimanente 1,1% è classificato “altro”, ndr). Nel 2019 l’incidenza del sommerso è risultata in aumento nell’agricoltura (17,3%) e nelle tlc (5,7%). Stabile nelle attività immobiliari (4,6%). In discesa, ma ancora molto alta nel commercio al dettaglio, ristorazione, alberghi e trasporti (21,9%) oltre che nelle costruzioni (20,6%). Agricoltura e costruzioni si confermano le attività in cui è più diffuso il lavoro irregolare. Nel complesso il livello di lavoro in nero resta alto e lieve salita: il 14,9% degli occupati lo è in modo irregolare ( 15,1% tra i soli dipendenti). L’impiego in nero comporta retribuzioni per i lavoratori che sono circa la metà rispetto agli occupati regolari.