Nel giorno in cui al Tesoro è convocato un nuovo tavolo di maggioranza sui possibili interventi per tagliare le tasse utilizzando gli 8 miliardi previsti in manovra, il servizio Bilancio del Senato richiama il governo Draghi proprio su quello stanziamento. Evidenziando, nella nota di lettura del disegno di legge di Bilancio, che l’articolo 2 rappresenta “un’inversione del corretto ordine” secondo il quale prima si stabiliscono le misure e poi il loro onere per le casse dello Stato. Il governo al contrario ha deciso di lasciare al Parlamento la scelta su come ripartire le risorse tra lavoratori e imprese, privilegiando la riduzione del cuneo fiscale o quella dell’Irap.

Il risultato, rilevano i tecnici, è che le disposizioni “fissano un obiettivo di spesa predeterminando la copertura finanziaria di oneri futuri, ancora da valutare, che per loro natura potrebbero non essere suscettibili di essere ricondotti nell’ambito di un tetto di spesa (pari alle risorse stanziate). Si determinerebbe in tal ipotesi, rispetto a quanto previsto nella legge di contabilità e finanza pubblica (la L. n. 196 del 2009), una inversione del corretto ordine in base al quale la copertura finanziaria non può che presupporre la determinazione dell’onere che, a sua volta, è la risultante della stima associata alle disposizioni di riforma del settore”. Norme che, aggiunge la nota, al momento “non esistono, essendosi limitato il Governo soltanto a prefigurare gli interventi di riforma da porre in essere”.

Non mancano i rilievi nemmeno sulla scelta di “quantificare e contabilizzare nei saldi di finanza pubblica anche l’effetto finanziario positivo correlato alla spesa indotta” dalle proroghe del superbonus e degli altri bonus edilizi. La relazione tecnica infatti “non si limita a contabilizzare gli effetti finanziari diretti, ossia il minor gettito Irpef derivante dal riconoscimento delle detrazioni (riferito alla spesa base ed alla spesa indotta dall’effetto incentivante), ma quantifica anche gli effetti correlati alla spesa indotta, da cui discenderebbero le maggiori entrate indicate a titolo di Irpef/Ires, Irap ed Iva. Entrate che, pertanto, concorrono alla stima dell’impatto finanziario complessivo delle disposizioni in commento, riducendone l’incidenza nei primi anni”. In tal modo “si connota la stima di alcuni elementi di soggettività/aleatorietà che derivano dalle numerose variabili ed ipotesi da ponderare nell’analisi dei predetti effetti, la cui complessità è tale da rendere difficile l’elaborazione di previsioni corrette e prudenziali”.

Rischia poi di risultare sottostimato il costo della riduzione dell’Iva sugli assorbenti dall’attuale 22% al 10% prevista nella legge di bilancio. La relazione tecnica indica in 90 milioni l’onere della misura. Incrociando la metodologia di calcolo con i dati forniti dal Mef nella risposta ad un’interrogazione parlamentare sul tema, i tecnici deducono un importo diverso. “Utilizzando tale ultimo valore e ripercorrendo la metodologia di stima della Relazione tecnica, la perdita di gettito si attesterebbe su un valore di circa 155 milioni di euro annui, a fronte degli indicati 90 mln di euro. Sul punto – rileva il Servizio bilancio – appaiono necessari chiarimenti al fine di escludere una sottostima dell’onere indicato”.

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