Revocare il divieto di aborto e garantire alla donne un accesso gratuito e sicuro ai servizi per l’interruzione volontaria della gravidanza. È questa l’ultima richiesta formale espressa a Varsavia dal Parlamento europeo, che attraverso una relazione approvata l’11 novembre ha condannato ufficialmente la sentenza con cui ad ottobre il tribunale Costituzionale della Polonia ha reso praticamente impossibile l’esecuzione di questa pratica nel Paese.

La relazione, passata con con 373 voti a favore, 124 contrari e 55 astenuti, invita il Consiglio europeo ad affrontare la questione e sottolinea che il pronunciamento dei giudici polacchi costituisce un ulteriore esempio “della politicizzazione della magistratura nel Paese e del collasso sistemico dello stato di diritto in Polonia”. “A causa di questa legislazione oppressiva le donne sono spinte a ricorrere a forme di aborto non sicuro, a recarsi all’estero per abortire o a portare a termine la gravidanza contro la loro volontà, anche in caso di malformazione grave o mortale del feto”, si legge nel testo. Che prosegue da un lato chiedendo a Varsavia di “garantire rapidamente e pienamente l’accesso a servizi di aborto sicuri, legali e gratuiti per tutte le donne” e dall’altro invitando gli altri Stati membri a “cooperare più efficacemente per facilitare l’accesso transfrontaliero ai servizi abortivi alle cittadine polacche”. “Non una donna di più in Polonia perda la vita per questa legge”, conclude il documento.

La presa di posizione degli europarlamentari arriva dopo giorni di proteste in cui migliaia di persone hanno sfilato per le strade di Varsavia chiedendo che non accada più quanto successo a una donna incinta di 30 anni, morta due settimane fa in un ospedale della città di Pszczyna, nel sud della Polonia. La giovane è infatti deceduta dopo che i medici avevano deciso di non interrompere la sua gravidanza dando sostanzialmente applicazione alla legge passata a gennaio con cui il governo ha limitato l’aborto solo ai casi di stupro, incesto o per tutelare la vita della madre. Tra i manifestanti anche esponenti politici come il leader del partito di opposizione polacca Piattaforma Civica ed ex presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. Il giorno prima della relazione, ad esprimersi contro il governo polacco era stata anche Dunja Mijatovic, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa. “Questa decisione costituisce un divieto quasi assoluto ad abortire e rappresenta l’ultimo passo restrittivo in un quadro legale e procedurale già estremamente proibitivo”, aveva detto Mijatovic.

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