Per i ballottaggi “niente accordi di vertice, sono elezioni per le città, saranno i singoli candidati che parleranno agli elettori e gli elettori dovranno scegliere, non è il secondo tempo di una partita, il ballottaggio è tutta un’altra partita. I nostri candidati saranno convincenti”. Dopo che, a 24 ore dal voto per le amministrative, sono già iniziati corteggiamenti e tensioni sul secondo turno a Torino e Roma, il segretario Enrico Letta è intervenuto al Tg3 per dettare quella che sarà la linea dei dem nelle prossime ore. Il problema è infatti soprattutto per i giallorossi. Nel capoluogo del Piemonte e nella Capitale infatti, l’intesa a livello locale è stata impossibile. E, sulla carta, sembra altrettanto impossibile arrivare a un accordo per il ballottaggio. Ma la strada è obbligata se i candidati dem vogliono sperare di avere una chance. E il segretario, in serata, ha rivolto lo sguardo anche in chiave nazionale. Rispondendo a una domanda sulla possibilità di tenere insieme una coalizione che vada da Calenda a Conte, ha detto a DiMartedì: “Non ho nessun dubbio che la risposta sia sì, lo proporrò a tutti e due”.

Le parole di Letta sono arrivate dopo che, per tutto il giorno, si sono susseguite polemiche e tensioni sul secondo turno. In particolare, la partita più delicata è quella di Roma. Il candidato Pd Roberto Gualtieri sfida al secondo turno Enrico Michetti (centrodestra), ma insegue: 27% dei voti contro il 30 al primo turno. Per lui fondamentale sarà l’apporto degli elettori di Calenda (lista più votata) e di quelli di Virginia Raggi. “Mi auguro che Calenda stia nel campo progressista”, ha detto oggi l’ex ministro Pd venendo subito rimbalzato dal leader di Azione. Ma non solo. Anche la sindaca uscente M5s insiste nel non voler cedere agli accordi nella Capitale: una resistenza che dovrà però fare i conti con il leader Giuseppe Conte. L’ex premier avrebbe preferito da sempre l’apparentamento e difficile che, mentre a livello nazionale i giallorossi cercano di strutturare l’accordo, si rifiuti di farlo nella Capitale. Oggi Conte ha usato parole di stima nei confronti di Gualtieri, ma ha anche detto è presto per parlare di annunci per il secondo turno.

Complicato il quadro anche a Torino. Qui la sfida sarà tra Lo Russo (centrosinistra) e Damilano (centrodestra). I dem sono in vantaggio, ma fondamentale sarà l’apporto anche di chi al primo turno ha scelto altri candidati. Ma difficile mobilitare quel che resta dei 5 stelle. Oggi a polemizzare è stata la stessa candidata M5s a Torino Valentina Sganga: “Conte? Non l’ho sentito e mi è dispiaciuta la presenza solo a Napoli… Per ripartire, per ricostruire, bisogna metterci la faccia anche dove si perde, come a Torino e Roma”, ha detto a Tgr Piemonte. “In un posto dove si perde, un domani si può vincere, ma ci si riesce stando vicino alle persone che su quel territorio si sono spese…”. Trovare la base per un accordo sembra molto duro e molto lungo.

Intanto i dem, forti dei risultati di domenica, provano a forzare la mano. “Noi ci rivolgiamo prima di tutto agli elettori. Ai ballottaggi funziona così. Le urne ci dicono che c’è una scelta di campo da fare e c’è bisogno di chiarezza: o di qua o di là”, ha dichiarato il vicesegretario Pd Peppe Provenzano, in un’intervista ad HuffPost. “Se con Conte ora sceglie il campo progressista deve essere coerente fino in fondo. Alleanze, apparentamenti ai ballottaggi sono prerogative dei candidati, ma noi ci rivolgiamo agli elettori che condividono un orizzonte progressista democratico e riformista, forti anche della credibilità dei nostri candidati. Ma è chiaro che chi sceglie quel campo è bene che lo scelga adesso. E questo non vale solo per il Movimento Cinque stelle“. Noi, prosegue, “siamo aperti, non ricadremo nell’errore esiziale dell’autosufficienza. Ma la discussione va ribaltata. Il tema non è cosa fa il Pd, ma cosa fa chi si vuole alleare con il Pd”. E su Calenda ha detto: “La verità è che, anche in questo caso, il tema di chi scegliere tra Gualtieri e Michetti non dovrebbe nemmeno porsi. Noi, tanto più dopo queste amministrative, abbiamo la responsabilità di non chiudere le porte a nessuno. Ma nemmeno possiamo accettare veti”.

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