A soli due mesi dalla diffusione di una prima investigazione in un allevamento produttore del Grana Padano, abbiamo pubblicato un nuovo video realizzato in un altro allevamento di mucche da latte produttore del formaggio Dop più consumato al mondo e una delle maggiori eccellenze Made in Italy.

Secondo le cifre del Consorzio Tutela Grana Padano, nel 2020 sono state prodotte oltre 5 milioni di forme, di cui 41% esportato all’estero. L’Europa, con 1.774.007 forme, assorbe quasi l’84% delle esportazioni di Grana Padano Dop, con la Germania primo destinatario, seguita da Francia, Benelux e Spagna. Gli Stati Uniti sono il principale mercato internazionale, seguiti da Regno Unito e Svizzera.

Dopo la pubblicazione della prima indagine in un allevamento nel bergamasco, il Consorzio Tutela Grana Padano aveva liquidato le problematiche come singoli casi isolati. Questo è ampiamente contraddetto dalla nostra seconda indagine, realizzata questa volta in provincia di Brescia.

Come in tutti gli allevamenti di mucche per la produzione di latte, anche in questo i vitelli vengono separati dalla madre appena dopo la nascita, causando stress e sofferenza a entrambi. Ma ciò che i nostri investigatori hanno visto all’interno dello stabilimento non si ferma qui: la struttura è fatiscente e versa in uno stato di incuria, i recinti sono rotti o arrugginiti e le stalle sono ricolme di feci, tanto che gli animali faticano a muoversi. Il manto e i capezzoli delle mucche sono anch’essi sporchi di letame ma gli animali vengono comunque avviati alla mungitura, il tutto con un elevato rischio di contaminazione batterica e di pericolo per la salute dei consumatori. Quando piove si formano all’interno delle stalle estese pozze d’acqua che non vengono prontamente asciugate, costringendo gli animali a vivere con le zampe immerse nell’acqua per diversi giorni.

Questa indagine è legata alla campagna No Animal Left Behind coordinata da Eurogroup For Animals, un’organizzazione che raccoglie 79 Ong, con la quale chiediamo alla Commissione Europea una revisione della legislazione a tutela degli animali negli allevamenti, giudicata ora gravemente insufficiente nel garantire loro una vita priva di sofferenze evitabili.

Reinke Hameleers, CEO di Eurogroup for Animals, ha dichiarato: “Quest’ultima indagine mostra per l’ennesima volta come la maggior parte degli allevamenti per la produzione di latte non rispetti le regole basilari del benessere animale, anzi, vitelli e mucche vengono trattati come semplici merci.”

Quello che con le nostre investigazioni abbiamo purtroppo dimostrato è che le irregolarità negli allevamenti intensivi non sono casi isolati e anche le pratiche più crudeli sono la semplice norma. Continuare a ribadire che si tratta di mele marce non fa altro che nascondere la verità a milioni di consumatori: è il sistema a essere marcio e noi chiediamo che cambi al più presto.

Foto di Essere Animali

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