Dopo l’ok dell’Aifa e il parere del Comitato tecnico scientifico, parte il terzo ciclo della campagna vaccinale di massa. Da martedì, chiarisce una circolare del ministero della Salute firmata dal direttore della Prevenzione Gianni Rezza, riceveranno la terza dose anti-Covid anziani di età superiore agli 80 anni, ospiti delle rsa e medici, infermieri e personale sanitario over 60 o con patologie. Il richiamo, inoltre, potrà essere somministrato anche a soggetti con elevata fragilità motivata da patologie concomitanti/pre-esistenti, previo parere delle agenzie regolatorie. Tecnicamente viene chiamato ‘booster’, serve a ‘ridare forza’ all’immunizzazione e proprio per questo viene somministrata partendo dalle categorie più a rischio o più esposte.

Indipendentemente dal vaccino utilizzato per il ciclo primario, si precisa nella circolare, “sarà per ora possibile utilizzare come dose booster uno qualsiasi dei due vaccini a m-RNA autorizzati in Italia (Pfizer e Moderna)” e la terza dose va somministrata dopo almeno 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario con le due dosi. Quanto all’eventuale estensione della terza dose alla popolazione generale, “verrà invece decisa sulla base dell’acquisizione di nuove evidenze scientifiche e dell’andamento epidemiologico”. Intanto a far discutere è anche l’ipotesi di somministrare in contemporanea, in co-vaccinazione, la terza dose e il vaccino antinfluenzale. Su questo fronte il Lazio fa da apripista annunciando il prossimo avvio della somministrazione “contestuale” dei due immunizzanti. Una ipotesi rispetto alla quale i medici manifestano però delle perplessità chiedendo indicazioni precise da parte di ministero e Agenzia italiana del farmaco. “Forse prima di fare annunci un po’ di coordinamento non sarebbe male”, sottolinea il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli.

“Diamo subito più protezione ai più fragili e a chi lavora nei presidi sanitari”, sottolinea il Ministro Roberto Speranza. Il commissario Francesco Paolo Figliuolo, in visita alla Comunità di Sant’Egidio, a Roma, ribadisce: “Abbiamo dosi per fare un ‘booster’ a tutti quelli che lo vorranno. Abbiamo l’organizzazione e la logistica per farlo”. E, per quanto riguarda il personale sanitario, assicura che l’obiettivo è mettere tutti in sicurezza: “La classificazione di operatori sanitari ‘a rischio’ è puramente accademica. Quello che fa la differenza è chi è stato vaccinato da più di 6 mesi. Gli operatori sanitari sono la nostra prima linea”. Poi un appello a quel 17% di agenti delle forze dell’ordine non ancora vaccinati, affinché si immunizzino prima possibile perché “è importante per loro e per chi sta intorno a loro”.

La campagna anti-Covid vede oltre 42 milioni di persone che hanno completato il ciclo, ma restano milioni di non vaccinati e, solo tra gli over 50, ci sono oltre 3 milioni di persone ancora senza alcuna copertura. Da luglio, la Comunità di Sant’Egidio ha somministrato i sieri a oltre 5.200 persone ‘invisibili’, soprattutto profughi, migranti e senza fissa dimora, che altrimenti non avrebbero avuto accesso al vaccino.

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