Il Tar della Campania ha respinto il ricorso contro l’esclusione della lista della Lega, “Prima Napoli, a sostegno della candidatura a sindaco di Catello Maresca, decisa dalla Commissione prefettizia a causa di varie illegittimità documentali nonché della presentazione tardiva degli elenchi dei candidati. Stessa sorte per “Catello Maresca” e “Catello Maresca sindaco”, due delle nove liste civiche che appoggiano il magistrato nella sua corsa a palazzo San Giacomo, e per “Animalisti a 4 zampe” (altro contrassegno schierato con Maresca). “Prima Napoli” era il simbolo con cui la Lega aveva deciso di presentarsi alle amministrative partenopee, presentato il 22 luglio scorso da Matteo Salvini durante una visita in città. Anche senza considerare “il problema della tardività della presentazione della lista e della mancanza della dichiarazione di collegamento”, scrive il tribunale amministrativo nelle motivazioni, “la mancata presentazione del contrassegno elettorale nella forma di legge è sufficiente a giustificare l’esclusione della lista, sia in quanto essa è espressamente prevista dall’art. 32 del Tuel (Testo unico degli enti locali, ndr), sia perché la presentazione del modello di contrassegno della lista deve ritenersi essenziale”.

Il collegio difensivo di Maresca ha annunciato ricorso al Consiglio di Stato. “Una scandalosa decisione politica che sancisce la morte della democrazia: la forma non può vincere sulla sostanza”, dice lui. “Si sta consumando – attacca – un vero e proprio esproprio della sovranità popolare. Così si mette seriamente a rischio il diritto-dovere di migliaia di cittadini di esprimere il proprio voto. Andremo fino al Consiglio di Stato per far valere le nostre legittime aspirazioni a vivere in un Paese democratico, lo facciamo per i napoletani e per tutelare la nostra squadra di uomini e donne di valore. Sia chiaro che non rinunceremo ai nostri simboli e a fare campagna elettorale”. Al momento il candidato di centrodestra si ritrova quindi con quattro liste in meno. Riammessa, invece, la lista “Alessandra Clemente sindaco” a sostegno della corsa dell’ex assessora della giunta di Luigi De Magistris: “Enorme soddisfazione, la lista era stata sospesa per un errore formale, nessun dubbio c’era mai stato su vizi sostanziali”, commenta.

E a stigmatizzare lo sfogo di Maresca contro la decisione del Tar interviene il suo principale avversario, il candidato di centrosinistra e M5s Gaetano Manfredi: “Mi meraviglia che un magistrato dica che la decisione di suoi colleghi sia scandalosa. Io penso che il responso del Tribunale vada sempre accettato. Dispiace sempre quando nelle liste presentate non sono accettate, però noi siamo una democrazia basata sulle leggi e quindi, soprattutto quando si parla di elezioni, dobbiamo rispettare le leggi e soprattutto rispettare i giudizi che ci sono. Perciò, se il tribunale ha ritenuto che non ci fossero i requisiti di legittimità per la presentazione di queste liste, dobbiamo accettare questo responso“, dichiara. “Comprendo che per Manfredi una decisione del genere sia propiziatoria alla vittoria burocratica e non basata sul consenso politico, ma mi aspetto che almeno un ex rettore sappia leggere. Ho parlato di scandalosa decisione, non di sentenza”, la replica di Maresca. “Io difendo il diritto dei napoletani, sancito dalla Costituzione, di votare democraticamente. Il candidato della sinistra è abituato ai diktat di partito dove le decisioni vengono catapultate da Roma, noi ci battiamo per quanti vogliono il cambiamento di Napoli”.

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