‘Cagasotto vax’. Così mi autodefinisco, dottore. Sono uno dei 14 milioni di italiani non vaccinati. Non mi sento ‘no vax’, sono semplicemente uno che ha paura. Da piccolo gli aghi mi facevano impressione. Una volta per un esame del sangue sono quasi svenuto. Fortunatamente fino ad ora (ho 39 anni) non ho avuto malattie. In quest’anno e mezzo di pandemia ho sempre rispettato le regole, cercando però di non pensare alla possibilità di stare male. Avevo soprattutto paura per i miei genitori. Ora che loro sono vaccinati sono più tranquillo.

Per quanto mi riguarda sono frastornato da tutti i milioni di commenti che arrivano da tutte le parti. Tutti sono pronti a spararti a raffica le loro certezze: il 97% di qua, il rischio di là. Nessuno però mi dice con certezza: ‘Tu non soffrirai’. Neanche lei, dottore! Mi snocciola delle statistiche, delle probabilità? Non capisce che anche uno su un milione per me è una enormità? Già mi vedo io nei panni di quell’uno che per gli altri è trascurabile. Pare che la massa se ne freghi di quell’uno perché occorre procedere e lasciarlo indietro, nessuno si sofferma a pensare a lui. La sera leggo il bollettino dei morti e mi viene in mente di correre a vaccinarmi, ma la mattina mi assalgono mille dubbi e rimando. Aspetto. Non so che cosa…

Vorrei avere le certezze di tutte le persone che vanno in televisione. A dire la verità paiono finti: impettiti, senza un’ombra di ripensamento, snocciolano frasi fatte, dati imparati a memoria, parlano di questioni costituzionali, di principio. Volano alto e, dalla loro altezzosa certezza, ti trattano come un idiota. Vorrei che una volta in uno di questi talk show andasse uno come me; un ‘cagasotto’ che dicesse la sua. Capisco che è un ossimoro considerarsi ‘un indeciso assertivo’, ma mi piacerebbe sentire da qualcuno un elogio al dubbio, alla titubanza, una presa in carico della difficoltà di una decisone.

Per me la paura è l’idea che io, sano, vada volontariamente a farmi iniettare qualcosa che potrebbe farmi del male. Pare assurdo quando si sta bene andare a fare qualcosa che ti può far star male. So benissimo che lo si fa per stare meglio a lungo termine, per evitare danni peggiori. Essendo un pauroso in questi mesi non ho corso grandi rischi, lavoro da casa, vado il meno possibile in luoghi dove ci sono tante persone e porto sempre la mascherina. Ora, con questo green pass non so come comportarmi: da un lato mi rassicura l’idea di andare in un luogo dove tutti sono vaccinati, dall’altro dovrei anch’io avere il coraggio di vaccinarmi per proteggere gli altri.

Quelli schierati parlano, anche troppo, ma coloro come me che sono titubanti vengono ignorati. Sembriamo inesistenti, anche perché quelli molto determinati fanno un sacco di chiasso. Io non voglio passare come un ‘no vax’ , non mi riconosco nelle loro prese di posizione e nelle ridicole affermazioni su complotti planetari. Domani spero di trovare il coraggio per andare a vaccinarmi.

Ho riportato succintamente lo sfogo di un paziente sull’argomento vaccino che, a scanso di malintesi, non è venuto da me perché “fuori di testa”, come qualcuno malignamente sottolineerà per screditare le sue argomentazioni, ma perché dopo una separazione vuole consigli su come comportarsi con la figlia di dieci anni. Si tratta di persona con una buona cultura, informato e impegnato socialmente. Per questo motivo ritengo le sue motivazioni interessanti e voglio farmi portavoce di questa difficoltà di farsi comprendere e ascoltare.

In questi giorni si alternano prese di posizione drastiche, per cui da un lato molti vogliono arrivare all’obbligo vaccinale e, dall’altro, si bolla il green pass addirittura come anticostituzionale, in quanto lederebbe libertà fondamentali. Gli opposti schieramenti si preparano alla guerra, fatta di carte bollate e casi estremizzati. Si litigherà sul nulla, su questioni concettuali, “il sesso degli angeli”, perché concretamente nessuna forza di polizia è in grado di portare milioni di persone con la forza in ospedale. Le limitazioni, anche senza obbligo vaccinale, sono già incluse nel green pass, per cui appare insensata questa diatriba estiva.

Credo sarebbe più utile riflettere sul fatto che sui 14 milioni di non vaccinati molti, forse la stragrande maggioranza, sono come il mio paziente persone titubanti e indecise. L’obbligo vaccinale li costringerebbe a schierarsi, con il rischio che le loro paure aumentino e si trasformino in rabbia. Come scrivevo nel post precedente, una posizione accogliente sarebbe maggiormente proficua.

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