L’ultima indagine di Essere Animali getta un’ombra scura sulle condizioni di vita delle mucche e dei vitelli sfruttati per la produzione di Grana Padano, uno dei prodotti d’eccellenza del Made in Italy e il formaggio DOP più consumato al mondo.

Secondo le cifre del Consorzio, nel 2020 ne sono state prodotte oltre 5 milioni di forme, di cui il 41% è stato esportato all’estero. In Europa, la Germania è il primo destinatario, seguita da Francia, Paesi del Benelux e Spagna. Fuori dall’Ue, il principale mercato internazionale sono gli Stati Uniti, seguiti da Regno Unito e Svizzera. Com’è facile intuire, per produrre una quantità così massiccia di formaggio, l’organizzazione produttiva dev’essere realizzata a ritmi estenuanti per gli animali, lasciando poco e nessuno spazio ai loro bisogni.

L’allevamento con annesso caseificio in cui si è svolta l’investigazione è proprio uno dei 129 produttori del Consorzio Tutela Grana Padano: situato in provincia di Bergamo, alleva 2.700 animali tra mucche e tori, oltre a circa 300 vitelli. La video-indagine documenta ciò che avviene ai vitelli dopo il parto, durante le prime settimane di vita. Questi animali vengono immediatamente allontanati e messi in box singoli dove vengono alimentati con un surrogato del latte materno. In questo modo il latte prodotto dalle mucche può essere destinato interamente alla produzione di Grana Padano e le operazioni di mungitura facilitate.

Come mostrano le immagini, la separazione appena dopo il parto è brusca e violenta, oltre che etologicamente dannosa, sia a livello fisico che emotivo. I vitelli vengono caricati su una carriola e immobilizzati con una zampa accavallata attorno al collo. Negli allevamenti per la produzione di latte, i vitelli maschi sono considerati un sottoprodotto: a differenza degli individui femmine, non possono essere reintegrati nella filiera del latte e generano un minor profitto. È per questo che uno degli operatori, come mostra il video, insulta un individuo appena nato, definendolo “maschio di m*rda”.

I box posizionati a fianco al capannone sono centinaia, ma nonostante la prossimità con le madri i vitelli non avranno più un contatto diretto con loro. All’interno dei box vivono in condizioni igieniche inadeguate, spesso hanno episodi di diarrea e sviluppano malattie: come spesso accade negli allevamenti intensivi, gli animali vengono di frequente medicati con antibiotici.

Non mancano le violenze fisiche degli operatori: i vitelli vengono colpiti con calci e schiaffi, e durante l’alimentazione vengono istigati alla rivalità — vengono loro forniti pochi secchi, motivo per cui devono lottare tra loro per nutrirsi adeguatamente. In un’altra sequenza, un operatore ammette di aver effettuato la bruciatura dell’abbozzo corneale sui vitelli di 2-3 mesi di vita, in evidente violazione della normativa che permette questa operazione solo se eseguita da un medico veterinario su animali al di sotto delle tre settimane di vita e con l’utilizzo di anestesia e analgesia.

Enrico Moriconi, medico veterinario consulente in etologia, garante per i diritti animali della Regione Piemonte, ha dichiarato: “La separazione precoce dei vitelli dalla madre interrompe bruscamente il rapporto parentale, importante comportamento etologico, per cui si genera una forte sofferenza ad entrambi, dimostrata dai segnali vocali emessi da madre e figlio”. Anja Dijkstra, presidentessa di Caring Vets, associazione di veterinari olandesi, ha aggiunto: “Tutti i fattori documentati in questa indagine sono fonte di stress per gli animali e abbassano le loro difese immunitarie. Questo aumenta il rischio di contrarre malattie e compromette il benessere degli animali, con nessuna possibilità di avere un’esperienza positiva [negli allevamenti] o condurre una vita che valga la pena vivere”.

Come affermano gli esperti, la produzione di latte e formaggi come il Grana Padano causano enorme sofferenza ai vitelli, anche quando avviene secondo la legge. È per questo che insieme ad altre associazioni europee, sotto il coordinamento di Eurogroup for Animals, Essere Animali chiede alla Commissione Europea di intraprendere una completa revisione della legislazione sulla protezione degli animali da allevamento, al momento gravemente insufficiente a garantire loro una vita priva di sofferenze.

C’è tempo fino a settembre: fa’ sentire la tua voce, firma la petizione e chiedi che nessun animale venga lasciato indietro.

Foto di Essere Animali

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