La sua attività giornalistica non era più gradita al governo dell’Etiopia. Una settimana fa Simon Marks, corrispondente del New York Times, si è visto revocare il suo accredito stampa perché accusato di essere “poco equilibrato” e autore di “fake news“, come fanno sapere dagli Stati Uniti. Il tutto, “giorni dopo aver intervistato vittime di aggressioni sessuali e residenti terrorizzati nella regione in conflitto del Tigrè“, mentre stava realizzando alcuni reportage sulla guerra proprio nel nord del paese. Da oltre sei mesi il Tigrè è teatro di un conflitto tra le forze di Addis Abeba, appoggiate da quelle eritree, e le truppe regionali fedeli all’ex partito di governo locale, il Fronte di liberazione del popolo dei Tigrè (Tplf).

Il caso di Marks arriva dopo mesi in cui, giornalisti e traduttori di media internazionali, sono stati incarcerati a causa del loro lavoro. In una nota ufficiale, il New York Times ha accusato l’Etiopia di “mettere a tacere la stampa indipendente” e ha fatto appello per il riaccredito di Marks. Stando a quanto riporta il giornale, il governo etiope sta provando a orientare la narrazione del conflitto – iniziato lo scorso novembre – imponendo ai giornalisti delle restrizioni molto dure. Col crescere delle dimensioni della guerra, però, la stampa e le associazioni dei diritti umani hanno raccontato dei comportamenti dei soldati etiopi ed eritrei, accusati di stupri, violenze su minori ed altre violazioni dei diritti umani. Queste notizie hanno messo in imbarazzo il governo di Addis Abeba e soprattutto il primo ministro Abiy Ahmed, già premio Nobel per la pace nel 2019, che vorrebbe portare il paese a elezioni il prossimo 5 giugno.

Proprio oggi l’Unione europea ha condannato il blocco degli aiuti umanitari in atto nello Stato regionale etiope del Tigrè e ha avvisato che i responsabili saranno “chiamati a risponderne”. “La realtà sul campo mostra che posti di blocco militari stanno gravemente impedendo la possibilità per i soccorsi di raggiungere le aree rurali, dove la crisi umanitaria è al suo livello peggiore”, si legge in un comunicato di Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, e di Janez Lenarcic, commissario europeo per la gestione delle crisi. “Almeno 5,2 milioni di persone su 5,7 milioni nel Tigrè hanno necessità di assistenza alimentare di emergenza”. Il comunicato ribadisce inoltre la richiesta di “immediato ritiro” delle forze eritree, accusate in precedenza di essere coinvolte nel blocco degli aiuti. L’Ue ha annunciato a dicembre scorso di aver rinviato quasi 90 milioni di euro dei pagamenti a titolo di sostegno al bilancio dell’Etiopia.

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