Troppi processi. E quindi il tribunale chiede alla procura di fare istanza di archiviazione, almeno per quelli già prescritti. O che si stanno prescrivendo. Succede a Torino, dove secondo l’agenzia Ansa casi del genere sono capitati più volte. Spesso si riferiscono a vicende risalenti ad almeno sei-sette anni fa per reati non particolarmente gravi. Si tratta delle cause che vengono definite con la cosiddetta “citazione diretta“: i pubblici ministeri svolgono le indagini e poi, se decidono che sia necessario procedere a carico dell’imputato o degli imputati, chiedono di fissare l’apertura del processo.

Il problema, secondo quanto trapela da Palazzo di giustizia alle agenzie di stampa, è che le cause pendenti sono tante e non sempre si riesce a individuare una data in tempo utile: così, quando ormai la vicenda è sul punto di cadere in prescrizione (o magari è già prescritta), alla procura viene chiesto di chiedere l’archiviazione del fascicolo senza passare per una apposita udienza, che comporta sempre una serie di incombenze e, quindi, un ulteriore dispendio di risorse. La questione, sempre secondo le stesse fonti, investe in particolare la sesta sezione del tribunale, che si occupa delle “citazioni dirette” e anche dei giudizi immediati conseguenti ad opposizione a decreto penale, dei procedimenti per le violazioni meno gravi in materia di urbanistica ed edilizia. “Non abbiamo dati precisi ma il numero dei casi è tutt’altro che irrilevante”, spiegano in Procura. La soluzione viene spesso accolta con dispiacere dai pubblici ministeri, ad alcuni dei quali sono toccati fino a venti fascicoli: “Ci tocca disfare il lavoro che abbiamo fatto”, dice uno dei magistrati.

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