Alla fine è passata quasi all’unanimità. Uno solo il deputato che ha votato contro l’emendamento alla legge europea sul recepimento nell’ordinamento italiano alla direttiva del 2016 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo penale. Undici gli astenuti e 427 favorevoli nell’aula della Camera. Che ha pure approvato gli emendamenti presentati da esponenti di Azione-Più Europa, Forza Italia, Italia viva, Pd, Lega, M5S, Leu e minoranze linguistiche e sottoscritti anche da deputati di Fratelli d’Italia. Respinto invece, a scrutinio segreto, l’emendamento presentato di FdI che accompagnava il recepimento della direttiva con la regolamentazione e la sanzione della fuga di notizie relative ad indagini giudiziarie.

Il tema aveva determinato un dibattito nella maggioranza che la scorsa settimana aveva spinto il relatore Piero De Luca, del Pd, ad uno slittamento dell’esame del testo. In tema di giustizia, il M5S aveva in particolare fatto emergere delle rigidità relative proprio alle proposte sulla direttiva relativa alla presunzione di innocenza. A questo punto, la legge europea dovrà tornare al Senato, che l’aveva già approvata in prima lettura. La legge ha un iter tormentato. La direttiva Ue viene approvata il 9 marzo del 2016 e aveva come termine di recepimento l’aprile del 2019. Inserita nella legge di delegazione 2016-2017, la delega di recepimento era scaduta nel febbraio del 2018. Poi nel marzo dello stesso anno il governo italiano, all’epoca guidato da Paolo Gentiloni, ha formalmente comunicato alla Commissione Ue che la direttiva in oggetto non richiedeva misure nazionali di attuazione in quanto l’ordinamento interno risultava già conforme. Insomma, la norma approvata oggi non prevede nulla che non sia già scritto in Costituzione: nessuno può essere considerato, prima di una condanna definitiva, come colpevole, di fronte all’opinione pubblica.

La norma, però, l’ennesimo trabocchetto per il governo. Enrico Costa, ex berlusconiano e renziano oggi con Azione di Carlo Calenda, aveva presentato un emendamento – già respinto in commissione giustizia nel dicembre del 2020 – che prevedeva tra le altre cose lo stop alle conferenze stampa degli inquirenti, alla diffusione di intercettazioni e perfino delle ordinanze di custodia cautelare diffuse alla stampa. Sabato scorso, però, la ministra Marta Cartabia ha ottenuto il ritiro di quelle norme da parte di Costa in cambio dell’approvazione di un nuovo emendamento molto più light. Questo: “La direttiva Ue 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali” entrano nella legislazione italiana. Niente da eccepire da nessuno ed emendamento approvato quasi all’unanimità. E Costa esulta: “L’approvazione unanime è un grande risultato di Azione”. Pure Carlo Calenda rivendica “una grande vittoria per Azione e tutti i garantisti e liberali d’Italia”. Soddisfatta anche Anna Maria Bernini, capogruppo al Senato di Forza Italia: “Il sì della Camera, a larghissima maggioranza, all’emendamento che recepisce la direttiva europea sulla presunzione di innocenza è un passo avanti significativo nel solco della civiltà giuridica”. Alfredo Bazoli del Pd fa sapere che “un grande spirito unitario ha caratterizzato il confronto e in particolare l’approvazione degli emendamenti relativi al recepimento della direttiva 2016/343 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza nei procedimenti giudiziari”.

Mario Perantoni, presidente della commissione giustizia del M5s, fa notare però come “il recepimento secco della Direttiva europea sulla presunzione d’innocenza è avvenuto grazie alla saggia mediazione della ministra Cartabia che ha riportato il tema entro i confini corretti, facendo sì che si eliminassero forzature o interpretazioni unilaterali. Ricordo, comunque, che nel nostro ordinamento la presunzione d’innocenza ha rango costituzionale e non è mai stata in discussione”. E pure Anna Macina, sottosegretaria alla Giustizia in quota 5 stelle, spiega come il “recepimento secco della direttiva europea sulla presunzione d’innocenza nulla toglie e nulla aggiunge. È stato un passaggio scontato, che si limita a registrare la condivisione di un principio costituzionale già ben declinato nel nostro ordinamento. Esprimo dunque la mia soddisfazione per il risultato, reso possibile dal ritiro di quegli emendamenti estranei alla discussione che avrebbero rappresentato una spiacevole forzatura”.

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