Il successo nelle recenti elezioni regionali in Germania ha confermato l’inarrestabile trend ascendente dei Gruenen, i Verdi tedeschi, proiettandoli al ruolo di partito del prossimo cancelliere. Nel Baden-Württemberg, il Land più industrializzato della Germania, con il 32,6% dei voti i Verdi sono il primo partito, mentre in Renania-Palatinato con il 9,3% diventano la terza forza, l’unica della coalizione di governo ad incrementare i consensi.

Da anni i Verdi sono saliti al rango di stabile protagonista della scena politica tedesca, sia a livello nazionale sia territoriale: un paio di mesi fa sindaci Verdi sono stati eletti in città dell’importanza di Bonn, Colonia, Wuppertal e Aquisgrana. Un’ascesa irresistibile frutto del crescente interesse per le proposte ambientaliste che meglio rispondono alla maggiore consapevolezza delle persone per l’emergenza climatica, la crisi ambientale, la necessità di fare pace con la Terra e quelli che i Gruenen, con grande forza espressiva, chiamano i Lebensgrundlage, ossia i fondamenti della nostra possibilità di esistere sul Pianeta.

Una storica sensibilità per le tematiche ambientaliste che oggi si associa all’urgenza di fare presto di fronte a estati sempre più calde e sempre più caratterizzate dalla siccità anche alle latitudini della Germania. “E quindi si rivolgono a noi che abbiamo da anni il know-how per contrastare i cambiamenti climatici”, mi ha risposto in un’intervista Jamila Schaefer, la giovane vice Presidente dei Grünen, dopo il boom elettorale anche nella conservatrice Baviera. Un know-how ecologista che i Gruenen sanno declinare con pragmatismo, forti anche di una solida cultura democratica, antirazzista ed europeista, attenta alle disuguaglianze sociali.

Commentando il risultato in Baden-Württemberg, Annalena Baerbock, co-presidente nazionale dei Verdi tedeschi, ha dichiarato che “è un chiaro mandato ad impegnarsi di più per la tutela del clima e per una forte coesione sociale nell’intero paese”. “Siamo consapevoli che la nostra affermazione esprime la richiesta di mettere in pratica una politica affidabile, pragmatica e orientata a produrre soluzioni ai problemi”, le ha fatto eco il co-presidente Robert Habeck. Per Winfried Kretschmann, che per due mandati consecutivi ha guidato il Baden-Württemberg, l’ultimo in coalizione con la Cdu di Angela Merkel, “i compiti che abbiamo di fronte sono chiari: contenere i cambiamenti climatici, governare la transizione del sistema economico e difendere la nostra democrazia liberale”.

Anche in Italia i Verdi attraversano una fase di crescente interesse. Lo testimoniano l’adesione del sindaco di Milano Beppe Sala alla famiglia dei Verdi Europei (del quale i Verdi sono l’unico partito membro in Italia) e la nascita della componente alla Camera dei Deputati #facciamoECO/Federazione dei Verdi con Rossella Muroni, Lorenzo Fioramonti e Alessandro Fusacchia. Sono segnali importanti che cominciano a dare gambe al progetto di Europa Verde e che si uniscono a quelli che ci arrivano dal territorio, dalle persone che, grazie anche alle proteste dei giovani, stanno maturando la consapevolezza che non c’è un Pianeta B, e che bisogna avviare la transizione ecologica, cogliendone le opportunità e attrezzandosi per non lasciare indietro nessuno. Il “dopo pandemia” non potrà essere un “come prima della pandemia”.

In questo scenario i Verdi hanno la competenza e la coerenza per essere il lievito del processo di aggregazione di una forza politica protagonista del cambiamento, portatrice di un’idea di ecologismo in grado di superare la fuorviante contrapposizione tra tutela dell’ambiente e benessere sociale. Se non ora, quando?

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