La pandemia ha colpito tutta la società, ma con alcune significative e sintomatiche differenze: a pagare il conto più salato della crisi occupazionale sono state infatti le donne. A tal proposito i numeri parlano chiaro: secondo una prima indagine Istat, da dicembre 2019 a dicembre 2020 si sono persi 444mila posti di lavoro, di cui ben 312mila occupati da donne, le quali vedono anche aumentare il tasso di inattività. Nel solo mese di dicembre 2020 a perdere il lavoro sono state 99mila donne (quasi tutte giovani) su un totale di 101mila posti andati in fumo: 99mila donne contro 2000 uomini.

Il motivo di questa ecatombe monosessuata è presto spiegato: le restrizioni introdotte per arginare la pandemia hanno colpito maggiormente alcuni settori ad altissima intensità di occupazione femminile e caratterizzati da lavori a tempo determinato, stagionale e precario, come il terziario nel commercio, nella ristorazione e nel turismo, oltre ai servizi alla persona. Di fronte a un malessere sociale così diffuso, le medicine tradizionali non bastano più.

Per questo, con un’interrogazione alla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, ho sollecitato l’introduzione della valutazione di impatto di genere su tutti i provvedimenti. Si tratta di uno strumento che permette di stimare preventivamente l’impatto sulla vita degli uomini e delle donne di singoli atti legislativi, proposte di legge e investimenti. Per Europa Verde, di cui sono capogruppo nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, è cruciale rendere l’obiettivo della parità di genere un elemento trasversale e strategico di ogni atto istituzionale. E non solo a livello regionale, ma anche comunale, nazionale ed europeo.

Intervenendo alla tavola rotonda digitale per “Il Manifesto – Idee per una ripartenza alla pari di Half of it”, il Commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ha ricordato che numerosi eurodeputati hanno richiesto di inserire – nei Piani nazionali di utilizzo dei fondi del Next Generation Eu – una quota di risorse dedicate ad investimenti vincolati alla parità di genere, mettendo questo obiettivo sullo stesso piano della transizione ecologica e dell’innovazione digitale. Starà ora al neo governo Draghi – peraltro per niente rispettoso della parità di genere, con appena otto donne su 23 ministri – raccogliere e tradurre in pratica questa richiesta.

Con l’auspicio – e vengo ad una seconda priorità indifferibile per il post-pandemia – che il Presidente del Consiglio, che per anni ha respirato l’aria di Francoforte, capitale non solo della finanza europea ma anche delle politiche verdi, metta in campo progetti e piani per il benessere economico e sociale del nostro paese basati sulla qualità del lavoro, il rispetto dell’ambiente, la transizione ecologica, la digitalizzazione, oltre alla parità di genere.

Next Generation Eu è un’occasione unica da non sprecare per dare basi solide, durature e responsabili al futuro dell’Italia, liberandola dalle vecchie zavorre e dalle lobby che tendono a perpetuare un modello di sviluppo fossile che non ha più ragion d’essere.

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