Non sono molti, ma non forse non sono neanche pochissimi i ragazzi che si trovano nella condizione drammatica di Kelvin Monday. La Cassazione ha respinto il suo ricorso, la Commissione prima e il Tribunale poi non gli avevano creduto. Kelvin è un nigeriano gay di 25 anni, che ora ha paura di essere espulso. Non ha più un permesso di soggiorno in Italia. Nel nostro paese è arrivato senza consapevolezza e senza strategia. Racconta di essere letteralmente scappato dal suo paese, in particolare da Edo state, terrorizzato perché qualcuno lo aveva sorpreso e individuato come omosessuale.

Ma non aveva per nulla chiaro che in Europa gli omosessuali sono rispettati, e anzi esiste la protezione internazionale per i rifugiati gay. La esperienza libica lo ha particolarmente scioccato. “Mi hanno arrestato, come tanti. Volevano chiedere soldi a mio padre per il riscatto ma lui mi aveva completamente rinnegato dopo aver scoperto che sono gay. Sono riuscito a partire per l’Italia perché sono riuscito a scappare e un tizio di buon cuore mi ha lasciato salire sulla barca”.

Kelvin stesso ammette che poi in Italia se l’è giocata male. Aveva paura a dichiararsi anche qui, non era sicuro che davvero l’Italia lo avrebbe protetto, davanti alla Commissione si è impappinato. Poi il suo ricorso è stato sfortunato, al Tribunale c’era una giudice di quelle che confermano sempre le bocciature della Commissione. E non era stato capace di capire ciò che ora ha cominciato a capire, e cioè che una partecipazione attiva alla vita di una associazione gay può dare la forza e la credibilità per superare questi ostacoli.

Prima ancora della scontata bocciatura del ricorso in Cassazione, Kelvin Monday ha anche tentato la sorte in un altro paese europeo. Non l’hanno mandato via subito, il Covid ha sospeso a lungo i rimpatri. Ma la soluzione non la trova li, tra il regolamento di Dublino e la diffidenza verso i nigeriani. La sua battaglia legale e umana se la può giocare solo con noi, nella società civile, a viso aperto, mettendoci il nome e la faccia. “Se non lo sanno ancora, tutti dovrebbero sapere che è troppo pericoloso per noi gay vivere in Nigeria, non posso vivere con questo continuo timore”.

Se qualcuno lo vuole aiutare lo può contattare a mondaykelvin95@gmail.com.

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