Dopo la decisione del ministero della Salute di far slittare in zona gialla quasi tutte le Regioni (a eccezione di Puglia, Sardegna, Umbria, Sicilia e la provincia di Bolzano che vanno in zona arancione), in tanti si sono chiesti perché le nuove regole scatteranno a partire da lunedì 1 febbraio e non da oggi. Da quando è stato introdotto il sistema dei colori, infatti, i tecnici hanno sempre dato il via libera per la riclassificazione di una Regione di venerdì, per farla entrare in vigore dopo due giorni (cioè di domenica). Ma questa volta è andata in modo diverso. Il motivo è strettamente tecnico e non dipende dalle volontà del ministro Roberto Speranza, nonostante le proteste di governatori come Attilio Fontana: “Tornare lunedì in zona gialla è un risultato importante e soprattutto meritato. Anche se francamente continuo a non capire perché il provvedimento non sia stato reso operativo da domenica”, ha scritto su Facebook. “Non ci resta che prenderne atto perché la decisione è sopra la nostra testa e al di là delle nostre volontà. Sicuramente penalizzate le tante attività già pronte a ripartire da domenica”.

La risposta al dubbio sta nelle regole fissate dal dpcm che hanno portato a spostare dalla zona arancione alla zona gialla le Regioni coinvolte (Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto e Lombardia, a cui si aggiungono quelle che erano gialle già da metà gennaio). Come ha specificato lo staff del ministro Speranza, non è stata firmata una nuova ordinanza: la riclassificazione è dovuta alla scadenza dell’ordinanza vigente, cioè quella con cui le 11 Regioni erano state messe in fascia arancione due settimane fa. Qual era la deadline? Proprio l’1 febbraio (il dpcm impone che abbia una durata di 15 giorni). Il ministro, quindi, non ha emanato alcun provvedimento, ha semplicemente deciso di non farne di nuovi e di lasciare che tutti i territori uscissero spontaneamente dalla fascia arancione.

E non poteva fare altrimenti, perché formalmente la “zona gialla” non esiste (quindi Speranza non può emanare ordinanze ad hoc): nel dpcm, infatti, le restrizioni previste per questa fascia di rischio sono etichettate alla casella “misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale“. Sono insomma le regole base attualmente previste nel nostro Paese. Quando il ministro le vuole rafforzare in uno specifico territorio, invece, può far scattare le “ulteriori misure di contenimento del contagio” previste dall’articolo 2 del dpcm (da zona arancione), o quelle disposte dall’articolo 3 (zona rossa). E così è stato. Tutte le volte che in questi mesi Speranza ha varato una stretta in una specifica Regione, ha emanato delle ordinanze che sono sempre entrate in vigore di domenica. Quando invece ha dato l’ok per un allentamento delle misure, non ha firmato alcun provvedimento e ha lasciato che il meccanismo funzionasse in modo automatico.

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