In maggioranza li chiamano “trabocchetti“: sono gli emendamenti depositati dall’opposizione che rischiano di essere approvati in questi giorni d’instabilità politica. Pasticci attesi soprattutto su un fronte: quello della giustizia, vero e proprio campo minato per il governo di Giuseppe Conte. L’esecutivo è appeso dalla prova rappresentta dalla relazione sulla giustizia del guardasigilli Alfonso Bonafede, che allo stato potrebbe mandare sotto la maggioranza. Ma non è l’unico imprevisto. “Domani depositeremo alla Camera emendamenti alla legge di delegazione europea (che si voteranno a partire da martedì) per chiedere che venga recepita la Direttiva Ue del 2016 sulla “presunzione d’innocenza”, annunciano in una nota i deputati di Azione e +Europa Enrico Costa e Riccardo Magi. Il primo, ex berlusconiano ora passato con Carlo Calenda, già viceministro alla Giustizia del governo di Matteo Renzi, era molto attivo nell’inverno scorso, quando Italia viva faceva spesso asse con il centrodestra per affossare la riforma della prescrizione. Un obiettivo che Renzi e Matteo Salvini hanno ancora all’ordine del giorno. Parallelamente alla relazione di Bonafede, infatti, sul terreno della maggioranza potrebbero esplodere altre mine nascoste negli emendamenti alla legge di delegazione europea. Cioè quelli presentati da Costa e Magi. Di cosa si tratta? “Si tratta – spiegano i due deputati- di un importante atto del Parlamento Europeo che, tra l’altro, stabilisce che ‘Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che, fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole”.

negli emendamenti di Costa e Magi c’è di tutto. “Basta processo mediatico, basta conferenze stampa senza il rispetto della presunzione d’innocenza, basta filmati contenenti riprese di atti d’indagine preliminare, quali intercettazioni, videoregistrazioni, fotogrammi, esecuzione di perquisizioni o di misure cautelari, dati in pasto alle tv ed alla rete prima ancora che gli indagati conoscano le accuse a loro carico, basta battezzare le inchieste con denominazioni altisonanti, basta audio delle intercettazioni diffusi prima ancora di essere vagliati all’udienza stralcio, basta pubblicazione integrale di atti prima della chiusura delle indagini”. E dunque, come spiega Liana Milella su Repubblica, il procuratore che arresta – per fare un esempio – un politico, deve limitarsi a diffondere un breve comunicato, dove il nome dell’indagato è indicato solo con le iniziali e i reati di cui è accusato. Ai giornalisti non deve essere fornita l’ordinanza di custodia cautelare, i video che mostrano l’arresto o eventuali perquisizioni, gli audio delle intercettazioni. Di più: vietato pure ribattezzare le operazioni investigative con nomi in codice. Norme di legge che se approvate farebbero sparire le notizie di cronaca giudiziaria dai giornali.

Già in passato la maggioranza aveva già neutralizzato tentativi analoghi. Costa e Magi, infatti, lo rivendicano: “Avevamo già fatto la stessa richiesta in commissione giustizia, ma Pd e 5 Stelle si erano messi di traverso. Ora leggiamo che il vicesegretario Pd Orlando invoca una svolta europeista sulla Giustizia: quale migliore occasione per dimostrarlo con il recepimento di una direttiva UE liberale? Siamo convinti che la maggioranza dei parlamentari condivida questo spirito garantista e faremo in modo di utilizzare le forme regolamentari che consentano loro di esprimere il loro voto in piena coscienza e senza piegarsi agli ordini di scuderia”.

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