Il Regno Unito continua a registrare numeri record di contagi a causa della variante di coronavirus che si è ormai diffusa in tutto il Paese. Nelle ultime 24 ore sono 68.053 le persone risultate positive al Covid, con altri 1.325 morti: in entrambi i casi si tratta di numeri mai registrati dall’inizio della pandemia. Così, tutti i passeggeri internazionali in arrivo in Inghilterra e Scozia, inclusi i cittadini del Regno, dovranno presto sottoporsi ad un test anti-Covid prima della partenza ed esibire un risultato negativo per entrare nel Paese, come ha annunciato il ministro dei Trasporti, Grant Shapps. Il test si dovrà fare fino a 72 ore prima dell’imbarco, secondo quanto riporta la Bbc. La nuova misura dovrebbe entrare in vigore all’inizio della settimana prossima in Inghilterra e “al più presto” in Scozia. Simili misure sono allo studio anche per il Galles l’Irlanda del Nord.

Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha deciso di proclamare l’allerta ospedaliera nella capitale, la città britannica più colpita dall’ultima ondata di Covid, a causa del dilagare dei ricoveri legati alla nuova variante Covid. Khan ha evocato una situazione da “incidente grave”, avvertendo che “la diffusione del virus” appare al momento “fuori controllo” nell’area metropolitana. “Ho dichiarato l’emergenza a Londra perché la minaccia che questo virus rappresenta per la nostra città ha raggiunto un livello critico – ha dichiarato – Un londinese su 30 ha ora il Covid-19. Se non agiamo immediatamente, il nostro Nhs potrebbe essere sopraffatto e più persone moriranno”. Una situazione che potrebbe essere legata anche alle immagini circolate lo scorso 20 dicembre, quando in giro per la capitale centinaia di persone hanno organizzato feste in strada poco prima del lockdown.

E tra i Paesi al momento più colpiti dalla nuova ondata della pandemia c’è la Germania. Il Robert Koch Institut segnala un nuovo record di vittime: nelle ultime 24 ore sono stati segnalati 1.188 decessi (finora il numero massimo era stato raggiunto il 30 dicembre, con 1.129 morti). Le nuove infezioni sono 31.849. Gli esperti ribadiscono che i dati potrebbero anche spiegarsi con un ritardo delle segnalazioni, dovuto alle feste. Il 5 gennaio è stato deciso il prolungamento del lockdown nella Repubblica federale.

Stessa decisione presa dall’Ungheria che ha deciso di estendere il lockdown parziale, introdotto per frenare la diffusione del coronavirus, fino al 1 febbraio. Le misure – che includono il coprifuoco tra le 20 e le 5, il divieto di raduni, l’uso obbligatorio di mascherine in pubblico e lezioni online per scuole superiori e università – sono state introdotte nell’ambito dello stato di emergenza nazionale in vigore dall’11 novembre scorso. “La task force operativa” creata dal governo “ha deciso di estendere le restrizioni attualmente in vigore fino al primo febbraio”, ha detto il premier Viktor Orban durante un’intervista ai media pubblici di Budapest. “Finché non ci saranno vaccini a sufficienza, ci atterremo alle restrizioni che abbiamo”, ha aggiunto specificando che le scuole primarie e gli asili potranno rimanere aperti.

La Francia ha registrato altri 19.814 nuovi casi e 281 nuovi decessi, mentre anche Cipro ha dovuto cedere a un secondo lockdown a partire da domenica e fino al 31 gennaio, a fronte di un aumento di casi di coronavirus. “Nelle prossime tre settimane dovremo restare a casa per fermare la diffusione del virus”, ha annunciato il ministro della Salute di Cipro, Constantinos Ioannou, aggiungendo che anche sull’isola è stata rilevata la variante inglese. In base alle nuove restrizioni, si potrà uscire solo due volte al giorno per svolgere attività essenziali o per l’attività fisica. Come durante il primo lockdown a Cipro, prima di ogni uscita (lavoro escluso) si dovrà inviare un Sms per ottenere il via libera ufficiale. Scuole e attività non essenziali resteranno chiuse. A differenza di marzo, aeroporti e porti rimarranno invece operativi. Rimane l’obbligo della mascherina anche all’aperto e il coprifuoco dalle 21. Chiusi ristoranti, bar e centri commerciali.

Nuove restrizioni a Madrid e nella regione che ospita la capitale spagnola, a partire da lunedì 11 gennaio, che interesseranno 1,2 milioni di residenti, ovvero oltre il 18% della popolazione locale in cui si concentra il 25% dei positivi. In particolare le restrizioni di confinamento territoriale vengono estese a 23 distretti sanitari e nove municipi nella Comunidad de Madrid, riferisce El Mundo, un provvedimento deciso alla luce dell’aumento di contagi da coronavirus registrato negli ultimi giorni.

Record di vittime anche negli Stati Uniti. Nelle ultime 24 ore si sono registrate 4mila morti e i nuovi casi di contagio sono stati 265mila. Tra gli Stati più colpiti la California: due giorni fa dalle autorità sanitarie della contea di Los Angeles è partita una direttiva che disponeva di non trasportare in ospedale pazienti con possibilità di sopravvivenza troppe basse.

Il Brasile ha superato i 200mila morti nella giornata in cui registra il numero più alto di vittime dall’inizio della pandemia: 1.841. Secondo le autorità sanitarie locali il numero sale a 200.498. La giornata fa segnare anche il record di contagi: 94.517, che portano il numero complessivo a 7.961.673. Il paese sudamericano è il secondo per numero di vittime, alle spalle degli Stati Uniti, e il terzo per numero di contagi dopo Usa e India.

Intanto, mentre in molti Paesi del mondo la campagna vaccinale è iniziata subito dopo le festività natalizie, il piano di immunizzazione contro il coronavirus in Australia partirà a metà febbraio, con l’obiettivo di vaccinare circa 12,5 milioni di persone (metà della popolazione) entro giugno. Le vaccinazioni saranno gratuite e spetterà agli Stati e ai territori della federazione decidere se il vaccino debba essere obbligatorio per alcuni gruppi di persone, come gli operatori sanitari. L’Australia conta di ottenere l’approvazione del vaccino Pfizer da parte dell’autorità nazionale (la Therapeutic Goods Administration) entro fine gennaio. Il mese prossimo dovrebbe essere approvato anche il vaccino Oxford-AstraZeneca, di cui il colosso farmaceutico australiano CSL (Commonwealth Serum Laboratories) ha in produzione 50 milioni di dosi nei suoi laboratori di Melbourne.

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