Tornano ad agitarsi le acque alla Corneliani di Mantova, noto marchio di moda che produce capi d’abbigliamento con punti vendita in tutto il mondo, la cui maggioranza appartiene al Fondo Investcorp. I sindacati, per sbloccare la situazione venutasi a creare e cercare di salvare i quasi 500 posti di lavoro del plesso mantovano, hanno proclamato lo stato di agitazione e 32 ore di sciopero da effettuarsi a partire dalla settimana del 28 dicembre, alla ripresa dell’attività produttiva, con inclusa astensione da tutte le prestazioni di lavoro eccedente, supplementare e straordinario.

Il 21 luglio scorso in Prefettura a Mantova, alla presenza delle sottosegretarie Todde e Morani, è stato siglato un accordo fra il ministero dello Sviluppo economico, l’azienda e i sindacati secondo il quale il Ministero, attraverso Invitalia, sarebbe dovuto entrare come azionista nella società versando dieci milioni di euro per far uscire l’azienda dalla crisi di liquidità in cui era precipitata, utilizzando per la prima volta parte degli allora 100 milioni – nel frattempo divenuti 750 – inseriti nel Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa previsto nell’articolo 43 del Decreto Rilancio.

Ma, da allora, la situazione non si è sbloccata, nonostante il 14 dicembre sia stato deliberato il decreto attuativo che avrebbe potuto concretizzare l’ingresso del ministero in Corneliani. A oggi i vertici della casa di moda non hanno ancora effettuato gli investimenti “necessari – spiegano i sindacati confederali in una nota unitaria – a garantire una situazione di equilibrio per quel che riguarda la liquidità aziendale che rischia, già dalle prossime settimane, di tornare nuovamente in una situazione di criticità”.

Sul tavolo, poi, ci sono altri problemi. Il più urgente e da risolvere in tempi brevissimi è quello della richiesta di spostare di 90 giorni la scadenza del deposito del piano concordatario prevista per il 15 gennaio: “Nelle scorse settimane – spiega Michele Orezzi, segretario provinciale di Filctem Cgil Mantova – abbiamo richiesto all’azienda di inoltrare al Tribunale di Mantova, ormai entro lo scorso venerdì, un’istanza per richiedere il rinvio del deposito del piano concordatario. La risposta arrivata dall’azienda non dà le garanzie da noi attese e questo, insieme alla poca chiarezza su nuovi investimenti promessi e ancora non realizzati, ci preoccupa molto. Senza una sterzata decisa, rischiamo davvero che la situazione volga al peggio”.

Insomma, c’è il timore che i 50 giorni di lotta e mobilitazione fuori dai cancelli dell’azienda andati in scena la scorsa estate vengano vanificati e torni di nuovo ad agitarsi lo spettro di una profonda crisi con il rischio di conseguenze anche sui lavoratori tornati in azienda lo scorso 3 agosto per concludere e consegnare la collezione d’abbigliamento della stagione autunno-inverno 2020 e preparare quella della primavera-estate 2021. “Un’attività fondamentale – spiega ancora Orezzi – per non perdere ulteriormente quote di mercato e rimanere competitivi”.

Le organizzazioni sindacali, inoltre, sono ancora in attesa di una convocazione da parte del ministero dello Sviluppo Economico “da noi richiesta con urgenza – spiegano i sindacati – lo scorso 20 novembre: riteniamo fondamentale l’apertura di un nuovo tavolo presso il Mise per sbloccare l’attuale stagnante situazione”. Ma il dito delle organizzazioni sindacali non è puntato tanto contro il ministero, bensì contro i vertici aziendali e i manager che non sono “riusciti in questi mesi – prosegue il segretario della Filctem Cgil Mantova – a fare chiarezza sul futuro dell’azienda. Anche il Mise, come noi, vuole avere dai dirigenti della Corneliani Srl risposte concrete in merito alla richiesta di partecipare al salvataggio dell’azienda con almeno il 30% di quanto sarà investito dal Ministero attraverso il Fondo del Decreto Rilancio”.

Le risposte sono considerate ormai non più procrastinabili sia da parte delle organizzazioni sindacali che da parte del ministero dello Sviluppo Economico. Come non più differibile è la chiarezza richiesta in merito a quella che sembra essere, al momento, l’unica offerta di ingresso in società pervenuta all’azienda ma, sulla quale, sembra esserci una sorta di mistero non più giustificabile arrivati a questo punto. Nel frattempo, in attesa di tutte queste risposte, quelli che sono stati i veri protagonisti del primo salvataggio della Corneliani, i lavoratori, tornano a mobilitarsi per impedire che da stagnante la situazione diventi irrecuperabile.

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