Ha ragione Massimo Cacciari: anche gli statali devono pagare la crisi. Io sono uno di loro. Sono un “protetto” dallo Stato. Covid o no, il 23 di ogni mese, puntuale come la sveglia al mattino, mi ritrovo lo stipendio accreditato. Non è molto, è vero. Rispetto ai miei colleghi insegnanti in Europa percepiamo molto meno ma non è questo il momento per disquisire e per comparare.

Da mesi quando percepisco la mia retribuzione mi sento in colpa. Ogni volta penso a quel mio amico siciliano che ha percepito con ritardo il 45% dello stipendio dopo settimane che non alza la saracinesca del suo negozio. Penso a quelli che non hanno preso ancora un centesimo di euro. Mi vengono in mente tutte le persone che prima si arrangiavano in qualche modo anche con qualche lavoro “in nero” e ora non possono più uscire di casa. E soprattutto penso ai più poveri: i senza fissa dimora che non hanno più neanche i dormitori, chiusi per il virus.

Questo è il momento della solidarietà nazionale.

Quando a scuola spiego l’articolo uno della Costituzione ai bambini dico sempre che l’Italia è fondata sul lavoro perché ciascuno di noi possa ricevere un contributo in grado di vivere una vita dignitosa ma anche d’aiutare gli altri. Ecco perché le parole dell’ex sindaco e filosofo Cacciari non mi hanno sconvolto: “Non è possibile tenere la gente a zero euro al mese o a 700 euro al mese. Voglio dire ai miei colleghi dello stato e del parastato, prima o dopo arriveranno a voi, per forza. E io spero che ci arrivino presto, perché è intollerabile che questa crisi la paghi metà della popolazione italiana. Chiedo al governo cosa intende fare. Governo, vuoi dirmi se farai questi interventi e dove andrai a cercare le risorse?”.

Forse dovremmo iniziare a pensare ad un’auto-detrazione dal 5 al 15% (in base allo stipendio), per un paio di mesi, sulle nostre retribuzioni di statali, da devolvere al nostro vicino di casa, all’amico, al fratello che da tempo deve fare i conti con l’emergenza economica dovuta al Covid. Un atto di solidarietà dal quale escluderei i sanitari e i medici di famiglia che in questo momento storico stanno facendo un grande sforzo umano per assicurare a tutti noi la salute.

La proposta è semplice: chi prende più di 1000 euro di stipendio, per un paio di mesi contribuisce per la quota stabilita a sostenere le categorie più colpite. Un impegno che va chiesto anche ai pensionati. Inutile negarlo. Nel nostro Paese ci sono uomini e donne che ricevono pensioni d’oro. Escludiamo anche in questo caso chi percepisce meno di mille euro ma agli altri è chiesto un sacrificio.

Iniziamo noi. Io da statale son pronto. Voglio evitare una catastrofe sociale. E’ un atto egoista il mio: voglio evitare di stare peggio anch’io in un Paese che potrebbe prima o poi vedere la gente reale in piazza.

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