Sindacati uniti nella vertenza Whirlpool. In occasione dello sciopero generale di 4 ore proclamato nei giorni scorsi dai sindacati CGIL, CISL e UIL, gli operai si sono ritrovati in Piazza Dante per non spegnere i riflettori sulla questione dei 350 lavoratori del sito di Napoli. La fabbrica dal 31 ottobre ha fermato la produzione, con gli operai che la presidiano giorno e notte. Prima della manifestazione alcuni lavoratori hanno ‘cantato’ il loro disagio in una sorta di pièce teatrale. “La pandemia ha drammaticamente peggiorato le condizioni economiche del paese, aumentando le diseguaglianze sociali e territoriali e accrescendo le tensioni – hanno spiegato i segretari generali di CGIL,CISL e UIL della Campania – l’assenza di risposte concrete ed esigibili sulla vicenda Whirlpool rischia di essere la pietra tombale sul futuro dell’industria in questa citta. Napoli e il Mezzogiorno non possono permetterselo”. Intanto alcuni operai sembrano ottimisti. “L’azienda adesso parla di produzione ferma e non di fabbrica chiusa – ci dice uno di loro in piazza – questo ci fa ben sperare anche se siamo solo all’inizio della nostra lotta”.

I sindacati hanno protestato anche per ribadire la necessità di fermare il processo di desertificazione industriale in particolare al sud, in cui la vicenda dello stabilimento di Via Argine rappresenta la vertenza simbolo di questo territorio. “Lo sciopero di oggi – ha affermato Gianpiero Tipaldi, segretario generale della Cisl partenopea – è per ribadire ancora una volta che il lavoro è sacro. Dobbiamo vincere questa battaglia e fermare il processo di desertificazione industriale della città e della sua area metropolitana. La pandemia sta evidenziando le difficoltà di molti settori già afflitti da una crisi atavica. Come forze sociali abbiamo il dovere di essere al fianco dei lavoratori in difficoltà delle famiglie e di quelle persone che stanno vivendo situazioni di grande difficoltà”.

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