In Campania si sono registrati 2.427 casi in 24 ore, è la terza regione d’Italia per ricoveri in terapia intensiva. L’ospedale Cotugno di Napoli è la struttura di riferimento della regione per l’infettivologia, ilfattoquotidiano.it ha intervistato Rodolfo Conenna, Direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, che comprende 3 ospedali: Cotugno, Monaldi e C.T.O.

Il Cotugno quanti posti aveva prima della pandemia?
In situazione normale, pre-covid, avevamo 120 posti totali ma oggi la situazione è molto diversa.

Oggi quanti posti letto avete dedicato ai pazienti Covid?
Abbiamo 265 posti occupati, la pressoché totalità, stiamo ampliando continuamente i reparti. Di questi, 174 posti sono occupati da pazienti ordinari COVID19 con fabbisogno di ossigeno, 50 posti occupati in sub-intensiva, e 28 in intensiva. Siamo al plateau. Al Pronto Soccorso c’è sempre la coda, con pazienti in attesa di essere trasferiti al reparto.

Come siete riusciti a raddoppiare i posti letto?
Alcuni posti letto sono stati allestiti anche all’ospedale Monaldi, eccellenza per quanto riguarda la cardiologia, ma ora inevitabilmente dovremo dedicare alcuni posti al Covid. Siamo riusciti a raddoppiare i letti al Cotugno perché abbiamo ampliato il corpo storico della struttura, che era bloccato da tempo per motivi burocratici, l’abbiamo dotato di impianti e messo in funzione in tempi record.

Quali sono i problemi attuali?
Sono il riflesso dei problemi generali della regione, l’aumento della domanda di letti corre più veloce della disponibilità dei nuovi allestimenti di letti.

Nei prossimi giorni, che succederà?
I contagi corrono troppo veloci. Quindi ci stiamo proiettando per arrivare a 300 posti letto, ma inevitabilmente andranno sacrificati altri reparti sulle altre strutture. Le misure di contenimento dovrebbero servire ad assorbire l’onda d’urto. Sperando che i provvedimenti assunti diano frutti nei prossimi 7-10-15 giorni, altrimenti sarà drammatico. Se la curva non deflette, andranno presi altri provvedimenti. E’ importante che adesso ci sia il rispetto delle regole.

Una volta proiettati per i 300 posti, cosa potrete fare dopo?
Se necessario potremo aumentare ulteriormente i posti. Ma qualcosa deve cambiare, per forza. Dopo le misure di contenimento devono arrivare dei risultati: lezioni a distanza per le superiori, cinema, palestre, teatri, sport, mezzi pubblici. Se questa misure non porteranno a nulla saremmo in situazione critica.

Qual è la capienza massima della sua azienda sanitaria?
I posti, sommando le strutture ospedaliere di mia competenza, sono 700. Il massimo di capienza. Alcuni di questi posti sono “inalienabili”, non possono essere assolutamente sacrificati perché fanno parte di altre tipologie di emergenze. Questi posti “intoccabili”, sulla nostra struttura, sono circa 350. Quindi, se la curva continuasse avremo un piccolissimo margine di posti, sempre sacrificando altri reparti. E rischiamo che questi si consumino qualora non ci siano effetti derivanti dalle restrizioni già prese.

Nelle piazze d’Italia si moltiplicano le proteste.
Comprensibile la frustrazione, si sta creando un conflitto tra due diritti fondamentali, diritto al reddito e tutela salute.

Che tipo di pazienti state ricoverando? Sono diversi da quelli della prima ondata?
Sono un po’ diversi, hanno una età media più bassa. Appena arrivano gli facciamo una tac in pronto soccorso, quindi ricoveriamo solo quelli che hanno bisogno di ossigeno e sono in polmonite. I pazienti si diversificano: vanno da quelli che hanno bisogno di ossigeno a mascherina, poi quello ad alti flussi, sub e poi intensive.

Allora non ricoverate asintomatici, come molti sostengono?
Assolutamente no. Tutti quelli che entrano sono nella fase in cui hanno bisogno di ossigeno. In media, il 20% dei pazienti con ossigeno semplice in tre quattro giorni si complicano, e necessitano di cure più importanti, fino alla sub e una percentuale minore in intensiva.

E la mortalità?
La mortalità è più contenuta. Perché l’età media è più bassa. Anche in intensiva l’età media è più bassa e con meno comorbidità.

Ma gli asintomatici non erano il 95% dei contagiati?
Il 7 per cento dei nuovi contagiati ha bisogno di ricovero, ma questi numeri si cumulano giornalmente e vanno più veloci della possibilità di dimettere, per cui il fabbisogno di letti aumenta, e non riusciamo ad arginare la situazione.

A livello regionale come sta andando la gestione dell’emergenza?
A livello regionale si è disposto che tutte le aziende sanitarie debbano fare uno sforzo per ampliare i posti letto. Si dovrebbe andare ben oltre i 1600, annunciati qualche giorno fa. E’ stato richiesto un intervento anche delle strutture private, e di estendere i Covid Residence, ovvero le strutture a disposizione di quei pazienti che dovrebbero essere dimessi, ma che sono in attesa di tampone negativo e non necessitano di cure particolari. Si cerca di spostarli in Covid Residence. La Asl 1 di Napoli ne ha appena aperto uno.

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