“Per affrontare il secondo picco non basterà la disciplina della popolazione, ma servirà una risposta coordinata e lungimirante delle istituzioni. Quella messa in campo a oggi non è sufficiente”. È questo l’allarme lanciato da oltre 500 medici e infermieri bergamaschi che negli scorsi giorni hanno firmato e inviato una lettera all’Ats Bergamo, all’Asst e ai rappresentanti della politica locale. Chiedono un cambio di passo nella riforma del servizio sanitario territoriale.

“A oggi non è cambiato nulla”, racconta Paolo De Lia, infermiere che effettua il servizio di assistenza domiciliare. Dall’inizio dell’estate, il “budget della Regione è esaurito” e così hanno dovuto chiudere le attivazioni. “Ogni giorno riceviamo chiamate di anziani o famiglie che ci chiedono assistenza – spiega incredulo – ma noi non possiamo più farlo e così tutti questi bisogni vengono riversati sugli ospedali”. Al contrario l’obiettivo dovrebbe essere quello di “mitigare la pressione sugli ospedali – afferma l’anestesista Pietro Brambillasca – tutte le persone fragili e con malattie croniche o post-covid dovrebbero essere gestite fuori dagli ospedali con un po’ di tecnologia, molto coordinamento e un impianto di comunicazione tra ospedale e territorio”. Una comunicazione che non sempre funziona. Ma nella lettera si chiede anche altro. “Abbiamo bisogno di riappropriarci della cura dei pazienti non Covid”, spiega Monica Altobelli, pediatra di Alzano Lombardo . “Facciamo fatica a prescrivere esami diagnostici se non su livelli di urgenza e si ha un ritardo diagnostico dei pazienti oncologici e diabetici che arrivano in ospedale con una gravità mai vista”. La lettera partita dai medici e infermieri di Bergamo ha raccolto il sostegno anche di diversi colleghi da tutta la Lombardia e nelle prossime settimane dovrebbe essere portata in Regione. “Abbiamo chiesto un’audizione per portare le nostre istanze perché se il sistema funziona a monte funziona anche a valle – conclude Brambillasca – ma la nostra sensazione è che il livello di comunicazione anche negli enti che decidono non sia ottimale. Andremo a dirglielo”.

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