Una lista civica “antimafia” che capitalizzi il lavoro fatto nei cinque anni sui territori e rappresenti un presidio di legalità per il futuro. Dopo aver lanciato la “bomba” della ricandidatura poche ore prima di partire per le ferie, Virginia Raggi ha lasciato i compiti per le vacanze ai suoi collaboratori. L’obiettivo è sfruttare il vantaggio di almeno due mesi sui futuri avversari. E la lista “per la legalità” in Campidoglio sembra a tutti una buona idea da sviluppare. Per ora non si fanno nomi di possibili candidati, ma si tracciano identikit. L’appello, secondo quanto trapela da Palazzo Senatorio, verrebbe lanciato soprattutto a “cittadini impegnati in prima persona in questa battaglia”, in “associazioni e comitati, di quartiere e di zona”. Si cerca anche l’adesione di “persone provenienti da mondi come magistratura o dalle forze dell’ordine” ma “il più possibile legati alla battaglia sui territori”. La lista andrebbe a integrare gli altri due profili civici già immaginati: quello di stampo “cattolico” e quello legato alla “sinistra radicale” e ai movimenti non allineati.

La lotta istituzionale alla criminalità organizzata a Roma è un pallino della sindaca. Quasi un anno fa, il 28 settembre 2019, facendo visita alla sede dell’associazione DaSud – molto attiva nel quadrante est della città – Raggi aveva lanciato la proposta di “costruire insieme gli Stati generali dell’antimafia a Roma”. In quell’occasione, a margine di un incontro dal titolo provocatorio ‘Professionisti dell’antimafia’ – in omaggio a Leonardo Sciascia – la prima cittadina aveva parlato di “un nuovo patto sociale tra istituzioni, associazioni e cittadini, che abbia come obiettivo un nuovo inizio, un nuovo dialogo e azioni concrete per contrastare la presenza delle mafie sul territorio e sottrarre i giovani delle periferie alla fascinazione dei clan”. Una traccia in parte rimasta inattuata anche a causa dell’emergenza Covid. “Virginia vorrebbe riprendere quel discorso e renderlo istituzionale – spiegano i suoi collaboratori a ilfattoquotidiano.it – coinvolgendo le realtà dei territori con le quali stiamo lavorando per ostacolare i presidi della criminalità”.

Il baluardo dell’amministrazione Raggi, sul tema, resta il maxi-blitz del 20 novembre 2018 al Quadraro, che portò allo sgombero e all’abbattimento di otto villette abusive appartenenti ad esponenti del clan Casamonica. Ma non c’è solo questo. Fra le varie iniziative assunte in questi quattro anni, ci sono stati gli interventi negli appartamenti occupati a Tor Bella Monaca; la rimozione del murale in onore del boss Serafino Cordaro in via dell’Archeologia; le iniziative sul litorale di Ostia; la (lenta) scrematura dei moduli abitativi assegnati ai gruppi criminali che tengono in scacco i campi rom. Proprio in questi giorni, sono in atto dei presidi nel quartiere San Basilio a “difesa” del case popolari del Comune divenute base per le piazze di spaccio del quadrante. “Dare una patente istituzionale, anche nei municipi, a chi lavora ogni giorni insieme alle istituzioni per combattere la criminalità, darebbe forza ad una battaglia che è di tutti”, spiegano dal Campidoglio.

C’entra anche la politica, ovviamente. Sul tema si andrebbe a dare fastidio direttamente al Partito democratico, che tradizionalmente incontra il favore delle principali associazioni antimafia. Anche la Regione Lazio a guida Nicola Zingaretti, d’altronde, ha fatto del tema un baluardo, prendendo iniziative come la ‘Palestra della legalità’ di Ostia, andando a rilevare attraverso l’ex Ipab Asilo Savoia il Montespaccato Calcio – società prima in mano al clan Gambacurta – e spingendo al riutilizzo in chiave sociale dei beni immobili sequestrati alle mafie. Un ‘derby’ sul quale il magistrato ed ex assessore capitolino, Alfonso Sabella, contattato da ilfattoquotidiano.it, avverte: “Va bene tutto, ma la legalità deve essere un punto di partenza, non un obiettivo”.

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