Il polverone sulle ipotizzate sentenze preconfezionate prima delle udienze e addirittura comunicate (per errore) agli avvocati, ha indotto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a mandare i propri ispettori a Venezia, per verificare che cosa è accaduto in Corte d’appello. Ma anche il Consiglio superiore della magistratura si occuperà della vicenda, dopo che i membri laici Stefano Cavanna (Lega) e Alberto Maria Benedetti (M5S) hanno chiesto al Comitato di presidenza di aprire una pratica per “effettuare un’approfondita istruttoria e accertare l’eventuale sussistenza di fatti e/o condotte rilevanti nell’ambito delle competenze del Consiglio, al fine di adottare le iniziative meglio ritenute”. Dopo la denuncia delle sette Camere penali del Veneto, che hanno chiesto l’ispezione ministeriale, è scesa in campo anche l’Unione Italiana delle Camere penali, con un durissimo comunicato.

Il ministero di via Arenula ha fatto sapere che invierà gli ispettori. Non poteva fare altrimenti, visto che la denuncia è arrivata dagli organi di rappresentanza di tutti i penalisti del Distretto di Corte d’appello di Venezia. Inoltre l’Unione nazionale ha rincarato la dose. “Alla Corte di appello di Venezia è accaduto che gli avvocati difensori abbiano ricevuto, prima dell’udienza di discussione delle cause nelle quali erano patrocinatori, i testi di sentenze di rigetto degli appelli con liquidazione delle spese in favore della parte civile già determinate, oltre che con la indicazione del termine di deposito delle motivazioni, nonché relazioni con motivazioni già strutturate per il giudizio di rigetto dell’appello”. Il fatto è avvenuto il 6 luglio in prima sezione penale e il presidente Luisa Napolitano (che fu al Csm dal 2006 al 2010) ha poi deciso di rinviare l’udienza al 2021 per consentire la sostituzione del giudice relatore Giulio Borrella “per aver espresso elementi di valutazione anticipatori della decisione”.

Gli avvocati italiani aggiungono: “La presidente della Corte di appello di Venezia ha dichiarato che ci si troverebbe di fronte a progetti di schema di deliberazione, probabilmente inopportuni ma non illegittimi. Ma sulla stampa locale il presidente di Sezione dottor Carlo Citterio addirittura rivendica paternità e metodo di queste motivazioni pre-compilate, che non si sottrarrebbero per ciò stesso al ripensamento collegiale, ma contribuirebbero, se condivise, ad implementare l’efficienza produttiva della Corte”. Cosa ha dichiarato il giudice Citterio? “Si tratta di bozze proposte ai consiglieri, che non sono assolutamente moduli già confezionati, ma solo un’indicazione di contenuti che devono essere presenti in tutte queste sentenze, una sorta di scaletta standard di ordine logico”.

Anche i penalisti italiani hanno chiesto l’invio degli ispettori da parte del ministro della Giustizia, “per verificare se il gravissimo episodio sia da ascrivere all’iniziativa di un singolo magistrato o se si tratti – come oggi possiamo già dire di avere appreso – di una modalità consueta di procedere nell’organizzazione del lavoro della Corte di appello penale di Venezia, che gli avvocati difensori hanno avuto modo di verificare solo per un qualche ‘infortunio’ informatico, magari agevolato dalla distrazione dello smart worker di turno in quel momento”.

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