La Corea del Sud aspettava la seconda ondata di pandemia in autunno-inverno, ma le autorità sanitarie hanno fatto sapere che le loro previsioni “si sono rivelate sbagliate. Riteniamo – hanno spiegato – che le infezioni continueranno ad aumentare fin quando le persone avranno contatti da vicino”. La seconda ondata, quindi, è già in corso, dopo la prima registrata tra febbraio e marzo, col primo caso accertato che risale al 20 gennaio. È iniziata presumibilmente ai primi di maggio, ha spiegato la responsabile dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Kcdc), Jeong Eun-kyeong, quando i casi erano tornati ad aumentare a causa di un focolaio a Itaewon, zona della movida a Seul. Al momento si registrano circa 40-50 nuovi casi al giorno dalla fine di maggio, principalmente dall’area metropolitana della capitale, dove vivono circa la metà dei 51 milioni di persone della Corea del Sud.

Intanto il sindaco della città, Park Won-soon, non ha escluso il ritorno a misure severe di distanziamento fisico se nei prossimi tre giorni si raggiungerà una media di 30 nuovi casi in 24 ore e se risulterà occupato più del 70% dei posti letto negli ospedali della città. I Kcdc hanno confermato stamani 17 nuovi casi di Covid-19, 11 dei quali di trasmissione locale, e il totale è così salito a 12.438 dall’inizio dell’emergenza sanitaria. I decessi sono 280 in tutto. Nonostante le dichiarazioni della Jeong, è la prima volta dal 26 maggio che il Paese registra meno di 20 nuovi contagi in 24 ore.

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