Juventus squalificata, la gara la vince la Lazio. Il calcio non c’entra, e nemmeno i più noti club dei presidenti Andrea Agnelli e Claudio Lotito. Si parla di appalti, di nuoto e della piscina romana della Garbatella, da quasi 35 anni gestita dalla Ss Lazio Nuoto, parte della polisportiva da cui ormai da qualche anno si è staccata la sezione calcistica. Nell’ambito della riorganizzazione degli impianti sportivi comunali, infatti, nel 2019 il Campidoglio ha rimesso a bando la struttura, spingendo diversi operatori privati a farsi sotto per accaparrarsi la piscina fino a quel momento frequentata da oltre 1000 ragazzi. Fra queste la Maximo srl e la Sporting Club Juventus arl, che avevano un fatturato economico decisamente superiore alla società biancoceleste. In teoria, perché nella pratica fra visure “sbagliate” e controlli “sommari” da parte degli uffici capitolini, Maximo e Juventus non sono riuscite a dimostrare questa “superiorità”, tanto che il Tar del Lazio sostiene che le società “non avevano diritto a partecipare” e le ha escluse dalla gara, riassegnando la piscina al suo gestore storico, la Lazio Nuoto.

Il pasticcio tecnico e la visura sbagliata – Maximo e Juventus sono due società collegate, aventi di fatto la stessa proprietà. Maximo gestisce una palestra a Casal Boccone; la “Juve” un centro sportivo alla Bufalotta, con all’interno anche una piscina. A partecipare al bando è Maximo, che non avendo però “l’expertise” della piscina ha chiesto l’ausilio della società sorella. Il problema è che secondo il Tar nemmeno la seconda arl avrebbe i requisiti. Nel dispositivo, di cui Ilfattoquotidiano.it è in possesso, si legge che “la stazione appaltante (il dipartimento capitolino allo Sport, ndr) ha desunto, o presunto, la sussistenza del possesso del requisito speciale sulla capacità tecnica e professionale dalla dimostrazione del fatturato globale (pari a euro 1.603.763,46) che l’ausiliaria ha realizzato in relazione a tutte le attività svolte all’interno dell’impianto sportivo avente natura polivalente”, senza tuttavia “individuare in concreto il volume d’affari minimo, nel triennio, di euro 900.000,00 derivante dalle attività sportive relative alla gestione dell’impianto natatorio aperto al pubblico”.

Secondo il giudice amministrativo, gli uffici capitolini avrebbero dovuto accertare “l’imputabilità e la consistenza del volume d’affari prodotto dalla gestione dell’impianto natatorio e non già fermarsi a riscontrare che la documentazione contabile fornita dall’ausiliaria ‘non consente l’estrapolazione del fatturato specifico inerente il solo polo natatorio’”. Ma c’è dell’altro. Secondo quanto affermato dal Tar, infatti, il Comune avrebbe assegnato il bando valutando una visura di una società differente da quella in gara: “Si aggiunga – si legge nel dispositivo – che la visura del Registro imprese, depositata con la relazione istruttoria, riguarda la Ssd Juventus Nuoto Roma arl che non è quella indicata come ausiliaria della Ssd Maximo arl. L’ausiliaria dell’offerente è, infatti, la Ssd Sporting Club Juventus arl che è una società formalmente distinta dall’ausiliaria”. Ciò dimostra, secondo il Tar, “perplessità nell’intera azione amministrativa”.

Maximo a IlFatto.it: “Chiariremo tutto, ha sbagliato il Comune” – Ora Maximo può ricorrere al Consiglio di Stato, fornendo il bilancio della Sporting Club Juventus (e non della Juventus Nuoto) relativi solo all’attività natatoria. “Siamo fiduciosi – spiega Luca Lanzetti, patron della società – perché dei 13 punti di opposizione formulati dalla Lazio Nuoto, ne è stato accolto soltanto uno. Forniremo in secondo grado tutta la documentazione necessaria. Peccato, saremmo voluti entrare a settembre, entreremo un po’ più tardi”. Documenti che in realtà dovevano essere già stati forniti al tribunale amministrativo: “Ha fatto confusione il Comune, noi siamo trasparenti”, chiosa Lanzetti. Gli replica Massimo Moroli, presidente della Lazio Nuoto: “Sono proprio curioso di capire come abbiano fatto a fatturare 900mila euro con una piscina scoperta di 20 metri attiva 3 mesi l’anno”, ironizza. Per poi provare a stemperare i toni: “Noi in 120 anni di storia siamo sempre andati d’accordo con tutti. Questa è una situazione fuori dal comune”. Piuttosto tranquillo anche Angelo Diario, presidente della commissione capitolina Sport, che a settembre 2019 aveva accompagnato l’assessore Daniele Frongia e il patron Lanzetti in una conferenza stampa in Campidoglio per annunciare il cambio di assegnazione: “La sentenza dimostra che il bando era regolare e quello per noi era l’importante. Ora vinca il migliore, che sia Maximo o Lazio Nuoto”, dice il consigliere comunale.

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