È rientrata la rivolta dei detenuti scoppiata questa mattina nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, dopo che l’11 giugno sono arrivati gli avvisi di garanzia per 44 agenti penitenziari, indagati nell’ambito dell’inchiesta sui presunti pestaggi avvenuti nell’istituto di pena casertano lo scorso 6 aprile. La rivolta era scoppiata nel reparto Danubio, rimasto in mano ai detenuti per diverse ore. Già nella notte c’era stato un primo episodio di tensione, con sei agenti aggrediti dai due detenuti in infermeria. Per questo motivo, questa mattina una cinquantina di agenti sono usciti dal carcere per manifestare davanti alla struttura. Nel reparto dove è scoppiata la rivolta sono ristretti una cinquantina di detenuti cosiddetti “problematici“, soggetti che in passato si sono resi protagonisti di episodi di intemperanza. Altri due agenti sono rimasti feriti nel tentativo di fermare i detenuti, portando il totale a otto. La situazione al momento è tornata alla normalità con i detenuti che sono stati ricondotti nelle celle, mentre quelli coinvolti negli incidenti verranno trasferiti.

La rivolta è stata sedata dopo una lunga trattativa. Insieme con l’amministratore delle carceri campane Antonio Fullone e il vice capo del Dap Roberto Tartaglia, presente anche il procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere Alessandro Milita. “I colleghi si rifiutano di andare a fare servizio”, dice Vincenzo Palmieri, sindacalista dell’Osapp. Che aggiunge: “Stanotte sono stati torturati nostri colleghi, presi a sprangate e feriti con le lamette. I torturati siamo noi e non loro”.

Il capo del Dap Bernardo Petralia ha immediatamente chiesto accertamenti urgenti in merito alla rivolta di oggi e all’aggressione della scorsa notte. Atteso il suo arrivo alla Casa Circondariale per fare il punto della situazione. La protesta degli agenti era cominciata già giovedì, a seguito della notifica dei 44 avvisi di garanzia: gli agenti sono indagati a vario titolo per tortura, violenza privata e abuso di autorità. I detenuti hanno raccontato che, dopo le proteste per il coronavirus scoppiate in tutta Italia, sono stati denudati e picchiati con calci e manganellate, poi “lasciati in una pozza di sangue.

Nella notte scorsa l’episodio che ha fatto degenerare la situazione: sei agenti sono stati aggrediti da due detenuti che, dopo aver dato fuoco alla propria cella – il rogo è stato spento – sono stati portati in infermieria. Durante il trasporto, i due reclusi si sono scagliati addosso ai poliziotti. Tre agenti sono finiti in ospedale per le ferite riportate: uno lamenta un trauma cranico provocato da un colpo di sgabello. Dopo l’episodio, questa mattina una cinquantina di agenti sono usciti dal carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per manifestare in divisa davanti alla struttura ed esprimere il loro dissenso. I sindacati lamentano anche le modalità adottate dalla polizia giudiziaria per notificare i decreti di perquisizioni ai poliziotti finiti sotto indagine per i pestaggi.

Salvini attacca, Bonafede: “Strumentalizzazione” – Sull’episodio è arrivato subito il commento di Matteo Salvini, che già giovedì dall’esterno del carcere aveva dichiarato: “Non si possono indagare e perquisire come delinquenti 44 servitori dello Stato”. Ora il leader della Lega attacca il ministro della Giustizia: “Prima la rivolta in carcere, senza che un delinquente sia stato punito. Poi i poliziotti indagati per “tortura”, e stanotte altre violenze e altri poliziotti feriti. Basta, il limite è stato superato: ministro Bonafede, sveglia!”. Il Guardasigilli replica parlando di “una strumentalizzazione vergognosa“. “C’è un’indagine della magistratura che, come sempre, va rispettata – spiega Alfonso Bonafede – Ma il valore del corpo della Polizia penitenziaria non è mai stato in discussione e merita rispetto. Strumentalizzare situazioni come queste per attaccarmi lo trovo veramente meschino“, conclude il ministro.

I sindacati: “Abbandonati dal Guardasigilli” – “Nella mattinata di oggi un gruppo di detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere hanno assaltato il reparto ‘Danubio’, aggredendo e torturando il personale di polizia penitenziaria che, dopo essere stato indagato dalla procura per presunte torture ai detenuti, teme ulteriori ripercussioni nel tentare di riportare l’ordine e la sicurezza in carcere”, dichiarano Michele Vergale del Sippe e Luigi Vargas del Sinappe, sindacati della polizia penitenziaria. “Non c’è più la possibilità di lavorare serenamente – aggiungono – e il personale si sente abbandonato dal Dap e dal ministro Bonafede”. Anche Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, in un video postato su Youtube accusa: “I poliziotti sono da soli ad affrontare queste emergenze e il ministro Bonafede è completamente assente“.

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