Si è tolto l’ago cannula dal braccio, ha preso in mano un estintore e ha iniziato a distruggere tutto ciò che aveva a portata di mano. Tanto spavento, un colpo di pistola sparato in aria, ma nessuna conseguenza grave. Solo una brutta mattinata per gli operatori del pronto soccorso dell’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, ieri mattina letteralmente devastato dalla furia di un 44enne arrivato con un’ambulanza del 118 per degli accertamenti radiologici. L’uomo, originario della Costa Rica, aveva già dato in escandescenza nella sua abitazione, costringendo le persone che abitano con lui a chiamare la polizia. Una volta sedato e portato al nosocomio di via Gianicolense, è stato sottoposto a tutti gli esami del caso, compresa una tac. Quando tuttavia ha iniziato a riprendere coscienza dall’anestetico che gli era stato somministrato, è tornato a infuriarsi.

Si è armato di un estintore e ha devastato le porte e le finestre dei locali del codice rosso, il locale della tac e quelle delle ecografie causando danni ingenti alle apparecchiature. L’immediato intervento del personale dell’ospedale e della vigilanza interna ha scongiurato che la furia aggressiva si riversasse sugli operatori sanitari e sugli utenti presenti in quei momenti in pronto soccorso che non hanno riportato danni né ferite. Provvidenziale, in questo senso, l’intervento di una guardia giurata che ha prima sparato un colpo in aria e poi è intervenuto per fermare l’uomo, coadiuvato dall’arrivo dei carabinieri della compagnia di Trastevere. Nonostante i danneggiamenti, il pronto soccorso non ha mai interrotto la sua operatività.

“Se non ci sono stati feriti tra i pazienti presenti nel Pronto soccorso lo si deve in particolare a due infermiere di turno”, spiega la presidente dell’ordine delle professioni infermieristiche di Roma, Lia Pulimeno. Le operatrici, infatti, “hanno provveduto subito a mettere in sicurezza i pazienti presenti nell’area rossa e nel resto del pronto soccorso. Un esempio di coraggio e professionalità che merita il plauso di tutti i colleghi”. Sul piede di guerra il sindacato Nursind: “Quest’atto vile – afferma il segretario provinciale, Stefano Barone – non può rimanere senza risposta da parte di coloro che hanno il dovere di proteggere un lavoro svolto spesso in condizioni disagiate dal punto di vista organizzativo e ambientale, peggiorato da un’assenza di percorsi dedicati a una certa tipologia di pazienti”.

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