“Gli ultimi minuti della mia vita vorrei cantare un inno alla gioia per tutto quello che mi è stato concesso di conoscere, mi sento un bimbo, ho il genio della fanciullezza. A ottant’anni spero di poter dire all’angelo che mi verrà a chiamare: Senti un po’, ritorna fra dieci anni”. Sono le parole di don Andrea Gallo, il prete degli ultimi. L’angelo di cui parla portò via esattamente sette anni fa, alle 17:45, in una bella giornata di sole e di tepore. Oggi sono in tanti a ricordarlo e anche Il Fatto quotidiano vuole farlo, con l’uscita di una graphic novel dedicata alla sua storia all’interno della collezione “Chiedi chi erano gli eroi”.

Martedì scorso la pubblicazione è stata presentata dalla Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società Seif, Cinzia Monteverdi, dall’attivista Don Luigi Ciotti, l’autore del libro, Angelo Calvisi, e il giornalista Loris Mazzetti. Chi è stato vicino a don Andrea oggi continua a portare avanti la sua missione alla Comunità di San Benedetto al Porto. Liliana Zaccarelli, conosciuta da tutti come Lilli, è stata con lui dal 1983 fino all’ultimo giorno. Quando le si chiede di raccontare un ricordo con Andrea, come lo chiamavano gli amici più cari, vorrebbe che non si parlasse di lei ma solo di quell’uomo che “ha sempre aperto la porta a tutti”.

Ricordando il suo essere “angelicamente anarchico” viene spontaneo pensare a cosa avrebbe detto, o meglio fatto, in questo tempo di coronavirus: “Credo – spiega la sua collaboratrice – che non sarebbe stato molto obbediente. Sarebbe andato in giro tra i più poveri nonostante i divieti. Lo avrebbe fatto senza tante storie consapevole del pericolo di ammalarsi. Non si sarebbe risparmiato come ha fatto sempre: basti pensare che già gravemente malato fece ancora incontri fino al 24 aprile”.

Era così don Andrea. Non ha mai detto no a un invito. Non ha mai chiuso gli occhi di fronte ad un’ingiustizia. Non si è mai tirato indietro. È sempre stato schietto, vero, sincero. “Oggi ci manca il suo sguardo. Da quello – spiega Lilli – riuscivi a capire se eri sulla giusta strada. E poi la sua capacità d’ascolto senza mai giudicare la persona che aveva davanti. E più erano “scassati” più si trovava in sintonia”.

Liliana ci tiene a ricordare un altro aspetto del ‘Gallo’: “Diceva sempre quello che pensava senza mai offendere nessuno. Ricordo che lo fece anche con Fausto Bertinotti, che stimava, ma non ha mai rinnegato la sua Chiesa. Era solito dire: è la mia casa”. Oggi alla comunità di San Benedetto al Porto continuano ‘l’umile impresa’ di don Gallo: con altre associazioni stanno sostenendo 500 famiglie che in tempo di coronavirus hanno manifestato problemi. Ad Alessandria hanno scelto di aiutare chi è in difficoltà con la burocrazia per avere un sostegno dallo Stato. E poi continuano a seguire come faceva il loro prete chi sta per strada, chi non ha una casa.

Giovedì pomeriggio tutta la comunità lo ha ricordato con una Santa Messa. E a far memoria di don Andrea in queste ore c’è stato anche Vasco Rossi che su Instagram ha scritto: “Don Gallo non era solo un prete, era un grande uomo che ha contribuito a rendere un po’ migliore questo mondo. Ricordo i suoi occhi era forse la prima volta che lo incontravo, al teatro Carlo Felice di Genova in occasione di un omaggio a Fabrizio De André. Io ero un po’ emozionato perché dovevo cantare un capolavoro, Amico fragile, e lui era orgoglioso e fiero: si aggirava per il teatro perché quella sera erano seduti in platea i suoi ‘ultimi’ che erano stati invitati come ospiti d’onore, per una sera protagonisti e non solo nelle canzoni di Fabrizio. Ricordo il suo sigaro sempre in bocca, il suo sorriso bonario quando venne a benedire il mio concerto allo stadio Ferraris di Genova e intanto mandava un saluto a quelli chiusi in carcere. Sono passati un po’ di anni ma già da allora combattevamo insieme per la dignità delle persone in carcere….Ai miei concerti veniva sotto il palco come le star, applaudito e salutato. Viva Don Gallo!”.

Memoriale Coronavirus

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