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di Andrea Giannotti

Mai come in questo momento storico la dote della preveggenza avrebbe fatto comodo all’umanità. Lo sa bene l’opposizione politica in Italia che, fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, ha accusato il Governo di non aver previsto la catastrofe e, di conseguenza, agito prontamente per salvaguardare il paese. Tralasciando simili pretese chiromantiche, è innegabile che il Governo si sia trovato davanti al “fiume rovinoso” machiavelliano e, da parte sua, abbia ricorso a “provvedimenti e con ripari, e con argini”.

La situazione è ormai nota e pontificare a posteriori ha ben poco senso. La Norimberga per questa gestione arriverà. Tuttavia non tutto è perduto: qualche importante provvedimento può essere ancora preso e la partita in Europa è aperta. Ma l’anticipo di giovedì 16 (con la risoluzione sulle misure da adottare di fronte all’emergenza) si è rivelato imprevedibilmente imprevedibile.

Nonostante la mancanza di doti profetiche, mai ci saremmo aspettati di accogliere inaspettatamente l’ennesima incoerenza leghista. Se da una parte il “no” al MES era scontato, dall’altra era impensabile che la Lega votasse, assieme a FI, contro gli Eurobond e si astenesse sui Recovery Bond: come mandare in fumo una pomposa battaglia condotta all’insegna degli Eurobond come risoluzione unica alla crisi (pare stia iniziando a farsi strada la scusa di una misteriosa “eurotassa”). Per un giorno intero i canali di Salvini (e perpetue) hanno magistralmente taciuto sul voto europeo: spazio solo a pretestuosi post sugli immigrati (cavallo di battaglia tornato in auge) e qualche insostenibile difesa nei confronti della “per niente sbagliata” gestione sanitaria di Fontana & friends. Ma, effettivamente, come si fa a continuare a sostenere che l’UE è perfida ed egoista (e, sia chiaro, quando vuole lo è) se poi si accettano le misure chieste e finalmente offerte?

D’altro canto, PD e M5S hanno subito colto la palla al balzo e, vendicandosi del “MES approvato!” (cosa comunque falsa), hanno tuonato “Eurobond bocciati!”. Ma se il secondo ha avuto i suoi (seppur tirati) motivi per avere votato un po’ “no” e un po’ “ni” ai Recovery bond (perché il testo menzionava di sfuggita il MES), il PD ha svelato i suoi intenti e ha votato (assieme a FI e IV) “si” al MES, continuando a credere al testo che assicura che non ci saranno condizionalità e a non considerare l’ambigua clausola che inizia con “afterwards…”.

Unica a tempestare i suoi canali di orgogliosi reclami è Giorgia Meloni che, per una volta, non ne ha sbagliata una: sì a Eurobond e Recovery Bond, no al MES. Un punticino per la “donna, madre, cristiana” – che ha lievissimamente abbassato i toni verso Conte (non è più un “criminale”!) – ma non di più, visto che rimane poco credibile 1) inneggiare alla via democratica del Parlamento insieme ai pieni poteri del camerata Orban, 2) accusare Conte, PD, M5S e IV di spartizione delle partecipate pubbliche quando i dirigenti delle RSA lombarde (piazzati da Lega, FDI e FI) non stanno di certo dimostrando di essere campioni di onestà e umanità, e 3) tacere sul voto della Lega.

Basterà questo caos di posizioni per essere più previdenti (oltre che coerenti, logici, uniti, umili e responsabili) la prossima volta? Difficilmente. Dunque, traendo “le attuali conclusioni”,bene ha fatto Francesco Guccini pochi giorni fa a mostrarsi cinico e avvelenato nell’affermare perentoriamente – sprezzante proprio dell’altrettanto perentoria sentenza ciceroniana historia magistra vitae – che “la storia non insegna mai niente”, dal momento che per insegnare bisogna che qualcuno dall’altra parte della cattedra recepisca qualche cosa. Ma “gli esseri umani non imparano mai” – certo è che, se sono i politici di cui sopra quelli che devono (o vorrebbero) scrivere la storia, sarebbe già un’impresa il solo leggere quella storia. Perciò, non resta che ricorrere nuovamente al Vaso di Pandora per affidarci a ciò che è rimasto sul fondo, la speranza. Com’era quel detto? “Chi visse sperando, morì…”?

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