La curva dei contagi mostra i risultati ottenuti grazie alle misure restrittive imposte nelle ultime settimane dal governo, “segnali positivi” che, però, non devono far cantar vittoria. È il messaggio mandato dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, nel corso della conferenza stampa sull’andamento epidemiologico dell’epidemia: “La curva ci mostra chiaramente una situazione di decrescita e questo è un segnale positivo – ha dichiarato -, ma non deve farci abbassare la guardia”. Tra le situazioni più preoccupanti, aggiunge il capo dell’Iss, c’è quella all’interno delle Rsa: “Sono 1.822 i decessi nelle Rsa della Lombardia“.

La situazione, però, non si risolverà semplicemente con un calo nei numeri dei contagi, che comunque permette alle strutture sanitarie più in difficoltà, in particolar modo quelle del Nord Italia, di lavorare in condizioni migliori: “Il quadro conferma lo scenario dei giorni scorsi e ci dà indicazioni di efficacia delle misure – ha continuato Brusaferro – Le azioni intraprese sono importanti ma non dobbiamo illuderci che la situazione si risolva. Le misure sono essenziali per mantenere la curva, quando sarà scesa, sotto la soglia di 1 per i contagi”.

Per questo il capo dell’Iss lancia un appello ai cittadini, in vista delle vacanze pasquali: “Siamo in un momento festivo, ma purtroppo quest’anno non possiamo aggregarci. Uniamoci negli affetti ma mantenendo il distanziamento“. “La mascherina è importantissima – ha poi aggiunto -, ma da sola non è sufficiente. Perché il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale sono decisivi, possiamo controllare la diffusione se mettiamo insieme un pacchetto di misure”.

Nel caso in cui si proceda a una Fase 2 della gestione della pandemia, Brusaferro chiede che questa sia su “scala nazionale, perché le zone del Paese che oggi sono ‘bianche’ perché non hanno casi, se non siamo attenti proprio al mantenimento delle restrizioni possono diventare rapidamente ‘rosso intenso’, soprattutto nelle piccole comunità”.

Riprendendo un tema circolato già nelle scorse settimane, ossia la possibile correlazione tra inquinamento dell’aria e diffusione del virus, Brusaferro sostiene che siano necessari ulteriori approfondimenti: “Ci sono una serie di evidenze che abbiamo da prima, come la correlazione tra polveri sottili e malattie respiratorie. Il dato che si sta esplorando in questi giorni è un po’ più ampio. È un tema che va analizzato e approfondito”.

Altra nota positiva è il fatto che anche al Sud, dove i primi casi si sono registrati in una fase successiva rispetto all’epicentro italiano dell’epidemia, i numeri, “sia pure contenuti, sono in calo”. E il presidente dell’Iss conferma che i soggetti più a rischio rimangono le persone più anziane o con patologie pregresse: “L’età media dei decessi è 80 anni, il 60% aveva più di tre patologie – ha spiegato – Sono colpiti soprattutto gli uomini, le donne sono il 32%. I dati arrivano sull’analisi di 1.500 cartelle cliniche”.

Soprattutto nelle aree meno colpite, è necessario aumentare il numero dei test sugli asintomatici, prosegue, per ottenere una mappatura più precisa della diffusione: “Il tampone dà una misura istantanea, è un dato tecnico preciso. Nella fase 2 vorremmo estendere il tampone nel territorio per intercettare precocemente gli infetti, magari asintomatici. In Regioni con bassa circolazione del virus si può spingere sul contact-tracing, non puntiamo a un numero di tamponi, dipende dall’obiettivo”. E a chi gli chiede il perché di una così massiccia diffusione in Lombardia risponde: “La prima zona rossa era in un’area densamente abitata e interconnessa, con grande mobilità delle persone. Nella prima fase ha facilitato il contagio, è un dato oggettivo”.

Informazioni, quest’ultime, che aiutano a spiegare l’emergenza che si è venuta a creare all’interno delle Residenze sanitarie assistenziali: “I numeri nelle Rsa sono molto cresciuti – ha continuato Brusaferro – In alcune zone la mortalità è cresciuta durante le settimane di picco dell’infezione, quando era presente comunque una mortalità legata ai picchi influenzali, tra gennaio e febbraio, e anche questa ha avuto una sua importanza in termini di mortalità”.

A queste parole risponde indirettamente l’assessore al Welfare della Regione, Giulio Gallera, annunciando la nomina ufficiale della commissione che valuterà quanto successo nelle Rsa in Lombardia: “Questo è il modo più trasparente, oggettivo e chiaro per fare una serena ma seria e scientificamente forte valutazione su questo tema”, ha detto. E ha poi aggiunto che “non c’è stata alcuna contaminazione” da parte dei pazienti trasferiti dagli ospedali nelle Residenze. I pazienti trasferiti, ha detto, sono stati collocati solo in case di riposo che avevano “strutture separate” rispetto a quelle per gli ospiti anziani. Questi trasferimenti, ha aggiunto, “erano necessari per ricoverare altre persone e salvare vite. Gli ospedali non avevano più posti”.

Gallera ha spiegato che si tratta di “una commissione di altissimo valore, autonoma e indipendente” che godrà della “massima libertà anche sulle singole strutture” per capire cosa hanno fatto i gestori delle Rsa “che sono strutture private o fondazioni afferenti a enti locali, quindi ai Comuni”. “Alla Regione – ha aggiunto – spettano le linee guida, che la Lombardia ha fatto in maniera ampia con la delibera del 30 marzo, e di sorveglianza. Verranno valutate anche queste”.

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