Nel terzo episodio di ‘The world’s most dangerous borders’, un documentario coprodotto da Samarcanda film e Loft Produzioni e disponibile in esclusiva su sito e app di Loft, Reza Pakravan era stato arrestato mentre tentava di entrare in Darfour, proprio nei giorni in cui il Paese scivolava in una sanguinosa guerra civile dopo la caduta del dittatore Al-Bashir. Dopo giorni di detenzione e faticose attese, Reza viene spedito a Karthoum, la capitale del Sudan, una città dove i segni delle torture e delle uccisioni di massa operate dai militari sono ancora evidenti. La presenza della milizia è ancora massiccia, i racconti dei locali terribili. Prima di lasciare il Paese, Reza sperimenta un rito di magia nera, che lo colpisce profondamente. Giunto finalmente in Etiopia, dove il livello dei controlli militari è altissimo, Reza scala un altissimo picco montuoso per visitare la chiesa più alta del pianeta, scavata nella roccia e preservata da centinaia di anni. Reza giunge nella depressione del Danakil, il posto più caldo del pianeta. Sempre in Etiopia, Reza testimonia l’effetto di una droga locale, il chat, sulla popolazione. Dopo un incontro ravvicinato con un branco di iene, Reza raggiunge Somaliland, una terra ancora non riconosciuta, ma con una sua precisa identità politica e culturale. Il viaggio si conclude con un bagno liberatorio nelle acque del Mar Rosso, dopo aver viaggiato per quattro mesi attraversando otto Stati e attraversato una delle zone più pericolose del pianeta: il Sahel.

‘The world’s most dangerous borders’ (4 episodi x 50 minuti) è disponibile in abbonamento su sito e app di Loft.

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