Niksen. Verbo olandese che sta per “non fare nulla, essere ozioso o fare qualcosa senza alcuna utilità”. Siete sdraiati sul divano con le braccia penzoloni e gli occhi rivolti alla finestra? State osservando la strada sotto casa ‘concentrandovi solo sulle ruote delle auto che girano e girano‘? Ecco. State “facendo niksen”. Ed è una cosa buona. La ‘rivalutazione della noia’ certo non è una novità dell’ultima ora. Da minaccia assoluta, porcheria inutile e vorace che s’insinua come il ratto sulla nave, la noia ha acquisito connotazioni positive. Nel 2019, i libri e gli studi scientifici condotti su questo ex nemico perfido quanto discreto sono, secondo Google, 12300. Certo, la noia non è tutta uguale. Che vi credevate, mica è così semplice. Il niksen, per esempio, è una ‘noia buona’. Era l’estate scorsa, poco prima o poco dopo, quando questa parola e lo stato d’animo che descrive ha cominciato a trovare spazio sui giornali di mezzo mondo. Dal Guardian, al Time, al Washington Post, al New York Times, tutti ben felici di esaltarne i benefici. Per gli olandesi è solo un verbo: “Non direi che si tratta di uno stile di vita, è un verbo che usiamo e che abbiamo sempre usato. Se ci svegliamo e non abbiamo voglia di fare quello che dovremmo ma solo di rilassarci ‘ciondolando’ un po’, questo è niksen”, spiega la designer freelance di Scheveningen Erika Van Der Bent all’Huffigton post Usa.

Un modo di fare che ha trovato posto in diversi studi. A questo punto ci sono tre domande che ci tartassano come un picchio che crea il nido nella corteccia cerebrale:
quando troviamo il tempo per farlo?
Perché dovremmo?
E, soprattutto, come si fa?

La prima la possiamo eliminare. Almeno momentaneamente. Con le misure governative per evitare il contagio da Covid-19 e la doverosa conseguenza di stare a casa, facciamo o potremmo fare niksen più volte al giorno. Quindi, perché dovremmo? Secondo uno studio della Australian National University, pubblicato nel marzo 2019 sulla rivista Academy of Management, la noia influisce positivamente sulle emozioni negative. Non solo: aumenta pure la creatività e la produttività. Chiaro che uno non può passare il giorno interno a ‘fare un niksen’. E quindi, anche in isolamento, dedicarsi ad attività come la cucina, la lettura, gli esercizi fisici, lo smart working, è necessario e salutare. Dovesse però arrivare (e c’è da scommettere che succede) il momento in cui la noia si attacca come il vischio al melo, ecco che il trucco sta nel pensare alla parola “niksen” e godersela. lasciarsi andare.

Bene. Ma come facciamo a capire che ‘ci stiamo annoiando nel modo giusto’? Che stiamo liberando la nostra testa dallo stress, dai pensieri negativi (e in questi giorni quanto è difficile) e dal sempre presente gomitolo di beghe che ci portiamo appresso? “Non esiste necessariamente un approccio unico. Piuttosto, dovremmo scoprire quali comportamenti sono più efficaci per ognuno attraverso tentativi ed errori”: così al Time Ruut Veenhoven, sociologo e professore all’Università Erasmus di Rotterdam. Esempi? “Rilassare la mente fantasticando, prendersi del tempo per respirare, osservare qualcosa senza uno scopo preciso, stare qualche tempo lontani dalla tecnologia o dai social” (in questi giorni se ne sta abusando, bugiardo chi dice il contrario: meglio fare niksen per un’oretta che continuare ad aggiornare il feed di Instagram).

In The Case for Doing Nothing, un articolo del New York Time che ha sdoganato il “niksen”, Olga Mecking spiega che nel momento in cui stiamo seduti immobili o guardiamo fuori dalla finestra il passare dei pedoni senza uno scopo preciso “lo stiamo facendo bene”. Insomma, “niksen” è un modo per trovare nella noia un risvolto più che positivo: liberatorio. E se farlo è necessario nei periodi in cui siamo avvolti dalla vita sociale, lo è altrettanto adesso.

Per qualcuno può essere naturale e spontaneo ma ci sono alcune persone che proprio non ce la fanno: tu dì loro “noia” oppure “ozio” e quelli impallidiranno come Willy il Coyote davanti a Beep Beep. Carolien Hamming, direttrice del CSR Centrum, una struttura olandese che cura chi ha raggiunto soglie troppo elevate di stress, racconta che ci sono persone che ci mettono un po’ ad abituarsi all’ozio e a lasciar navigare la mente. C’è un ‘trucchetto’ che lei usa in un primo momento (a questo link: quanti hanno toccato un tasto oppure il mouse e hanno dovuto ricominciare?). Poi, piano piano, anche in più refrattari ci riescono. “Osano essere inattivi”. ‘Osservare la strada sotto casa ‘concentrandosi solo sulle ruote delle auto che girano e girano‘. Come amava fare John Lennon in una delle sue canzoni più belle, Watching The Wheels. Leggetene il testo: è un manuale di “niksen”. Che fottuto genio, John.

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