Prima l’isolamento di una regione da 58 milioni come l’Hubei con la totale chiusura di Wuhan, dove 11 milioni di abitanti sono rimasti per settimane sigillati in casa per ordine del governo. Ma alcune città in Cina hanno deciso di applicare anche altre misure per contenere l’epidemia di coronavirus che ha causato nel Paese oltre tremila vittime. Un reportage del New York Times dimostra che a Tianjin, città da 15 milioni di abitanti che negli ultimi anni è stata travolta da un imponente sviluppo economico, le autorità hanno deciso di costruire muri in città fatti di recinzioni da cantiere in lamiera per limitare spostamenti e contenere la diffusione dei contagi.

“Quando il coronavirus è arrivato – si legge sul giornale americano – i funzionari locali sono entrati in azione. Il distretto di Heping, in particolare, si è impossessato dell’enorme offerta di lamiere da cantiere blu come mezzo per fermare la diffusione del virus”. Barriere ribattezzate dal Nyt “la Grande Muraglia blu”, in una città dove la crescita è avvenuta con enormi errori di valutazione, tanto che molti cantieri oggi sono inattivi. Gli esperti stimano che il debito della città sia pari a centinaia di miliardi di dollari. Ma quello del distretto di Heping non è l’unico caso: Sky News, già a fine gennaio, aveva documentato la costruzione di muri in sei villaggi nella regione dell’Hubei, a circa 600 miglia da Wuhan, città epicentro del virus. Un modo per non fare entrare estranei.

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