Guardate questa foto. Sullo sfondo c’è Sars Cov2, il nuovo coronvirus che si è diffuso ormai in ogni continente, in evidenza la proteina che il virus usa per entrare nelle cellule. A Napoli, all’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del CNR, ne vogliono studiare i meccanismi per tentare di fermare la sua azione. Per trovare una soluzione all’epidemia infatti “attualmente la comunità scientifica procede su due strade parallele: una è quella di effettuare test clinici per sperimentare se farmaci che funzionano per altri virus sortiscono un effetto terapeutico anche contro il Covid-19, l’altra quella di studiare i meccanismi cruciali per il ciclo vitale del virus o per la sua infettività e cercare di bloccarli”. La ricercatrice Rita Berisio, che guida il gruppo di ricerca dell’IBB, è appunto impegnato su questa seconda strada.

In particolare dagli studi condotti da un gruppo di ricercatori della Texas University, pubblicati sulla rivista Science, è emerso che come il virus usi una proteina, detta “spike”, per ancorarsi a un recettore umano detto ACE2 con avidità circa 10-20 volte maggiore. “Uno dei nostri progetti in corso – spiega la scienziata che ha lavorato con ricercatori di fama mondiale, come Ada Yonath, Nobel per la Chimica 2009 – è volto allo sviluppo di molecole che inibiscano l’interazione della proteina “spike” con il recettore umano, allo scopo di limitare al massimo la facile trasmissione di questo virus, che è il vero grande problema della sua elevata diffusione”. Le spike (punte o spine) funzionano come minuscoli grimaldelli che permettono al coronavirus di scardinare le porte d’ingresso delle cellule del sistema respiratorio umano per penetrare al loro interno e moltiplicarsi. Bloccarle significa disarmare il virus.

Identificare i responsabili molecolari dell’infettività e della patogenicità del coronavirus, capire con quali meccanismi agiscono e progettare quindi una possibile risposta vaccinale o farmacologica, è il lavoro che si sta svolgendo a ritmo serrato da oltre un mese nei laboratori dell’IBB del CNR, diretto da Marcello Mancini, che ha tra le sue missioni principali lo sviluppo di biomolecole con azione diagnostica e terapeutica per la salute dell’uomo. Da quando il 30 Gennaio scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza internazionale il gruppo di ricerca guidato da Berisio, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei meccanismi molecolari alla base di malattie infettive, si è messo al lavoro per comprendere i meccanismi di infezione del virus. “Il Covid-19 è un virus molto infettivo se confrontato con altri Coronavirus ed è per questo che è necessario tenere alta l’allerta, basti pensare che in poco più di due mesi ci sono stati, ad oggi, quasi centomila contagi nel mondo – spiega all’Ansa – e per il nostro gruppo di lavoro il primo obiettivo di questa ricerca è quello di identificare i responsabili molecolari della infettività ed il loro meccanismi di azione”.

A Napoli all’IBB il lavoro di ricerca sul nuovo Coronavirus viene svolto da un’equipe internazionale, molto giovane, ma già con una lunga esperienza di ricerca sullo sviluppo di vaccini contro malattie respiratorie, composta da sei ricercatori che combinano competenze di chimica, biochimica, biofisica e biologia molecolare. Tutti i giorni lavorano con Rita Berisio nei laboratori napoletani dell’IBB di via Mezzocannone, due biotecnologi (la beneventana Maria Romano e Flavia Squeglia, originaria di Latina), un chimico (la salernitana Alessia Ruggiero) e un biochimico (il portoghese Miguel Moreira che ha scelto l’IBB di Napoli per il dottorato internazionale di ricerca “Marie Curie). “La complessità del contesto attuale ha ridisegnato la geografia della ricerca favorendo lo sviluppo di competenze molto specialistiche e di nuove discipline – spiega il direttore dell’IBB Marcello Mancini – ed uno dei grandi meriti del CNR è quello di aver rotto una organizzazione del sapere rigidamente disciplinare, ed aver individuato un modello innovativo di studio che favorisce la multidisciplinarietà e che rappresenta un superamento del sapere cristallizzato in discipline“.

Foto di archivio

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