Nel 2019 è salito il numero di italiani con più di 14 anni che si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti per la propria situazione economica. Lo rileva l’Istat, secondo cui la quota di “soddisfatti” ha raggiunto il 56,5%, un dato in crescita rispetto alla stasi del biennio 2017-2018. In media gli italiani danno alla gratificazione per la vita nel complesso un voto pari a 7,1. È il valore più alto dal 2006, da quando viene pubblicata la serie. Invece è il 23,9% la quota dei cittadini che ha fiducia negli altri. Un livello non molto elevato, ma in crescita rispetto al 2018.

Per quanto riguarda i giovani, oltre la metà degli under 25 ha una buona percezione della propria condizione di vita. Rispetto al 2018 la crescita del livello di soddisfazione per la vita nel complesso è stata più elevata della media per i giovani tra 14 e 24 anni: quelli molto o abbastanza contenti sono passati dal 48,3% al 51,3%.

La condizione occupazionale influisce sul giudizio sulla propria vita. La popolazione attiva nel mercato del lavoro o impegnata in un’attività formativa (occupati e studenti) è la più soddisfatta ed esprime più frequentemente giudizi molto positivi. Il 47,5% degli occupati e il 51,7% degli studenti manifestano infatti una elevata soddisfazione. Inoltre, gli italiani più istruiti sono anche i più felici. Secondo quanto rilevato dall’Istat, la soddisfazione generale aumenta con il titolo di studio. La stima dei molto soddisfatti riguarda il 35,1% di chi ha al massimo la licenza elementare e il 47,6% dei laureati. Si riscontra comunque un incremento della soddisfazione in chi ha almeno un diploma superiore (dal 42,1% del 2018 al 44,6% del 2019) o la licenza media (dal 40,5% del 2018 al 43,7% del 2019).

L’indagine dell’Istituto conferma inoltre lo storico dualismo fra Nord e Sud. Al Nord infatti la quota di chi dà un voto compreso tra 8 e 10 alla soddisfazione per la vita è al 46,7%. Al Centro la quota scende (42,3%) e raggiunge il livello minimo al Mezzogiorno (39,2%). Le regioni con i più elevati livelli di soddisfazione sono il Trentino-Alto Adige (62,2%), la Valle d’Aosta (54,7%) e il Piemonte (48,7%), quelle con i livelli più bassi sono la Campania (31,6%) e la Calabria (39,5%).

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